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Ho scritto spesso di Vincenzo Ziccarelli, anche nel mio Ritratti Cosentini, accostandolo a Pino Iacino come due grandi uomini calabresi e socialisti. Due grandi amici, che si sono compresi, frequentati sempre e sempre hanno rappresentato il volto bello della politica, per tanti della mia generazione.
Ricorre il sesto anniversario della morte, giunta dopo una vita di sacrificio, gioie, sconfitte, successi e dolori e di impegno per la sua terra, a modo suo, in politica e nelle arti. A Teatro e con i suoi libri, veri e propri capolavori, molti dei quali sconosciuti.
Non è sconosciuto il valore della sua testimonianza, l’esempio di rettitudine. Vincenzo Ziccarelli, inquieto e difficile, colto, ma capace di saper parlare alla gente, sia in politica, sia in teatro. Un Teatro che ha amato ed onorato. Come diceva Eduardo De Filippo, conoscendolo e soffrendolo partendo dal freddo delle quinte, passando per la buca dell’orchestra, fino all’ultima poltroncina del più alto loggione. Il suo teatro è stato un proscenio di impegno ed i suoi testi, fino allo straordinario “Francesco e il Re”, alla cui prima ebbi l’onore di essere invitato, al Qurino di Roma, lo stesso giorno della marcia dei 30.000 calabresi, risultano tra quelli maggiormente studiato dagli esperti.
Ziccarelli uomo, introverso, inquieto, appunto, perchè aveva in testa un modello di politica e soffriva per le derive, l’uomo pubblico umile e coraggioso, che si è battuto come un leone a fianco di Franco Basaglia per la chiusura dei manicomi-lager, come quello di Nocera Inferiore che era alle dipendenze dell’Amministrazione Provinciale che Vincenzo governò con vigore, con stile, in modo onesto. L’onestà, ecco il segno distintivo dell’uomo pubblico, si che non sempre è stato ed è così, a ridosso delle deriva che mai colse Ziccarelli prono.
L’amico, anche, perchè sapeva che ero e sono amico del figlio Domenico, che ha seguito l’esempio del padre ed anche lui inquieto e corretto, fino ad apparire ingenuo, come spesso appariva Vincenzo Ziccarelli.
Io ho un bel ricordo e tanti ricordi di Vincenzo. Sono ricordi vivi, come viva è la mia ammirazione ed il mio modesto lavoro di indagatore della storia non scritta, nella quale Ziccarelli occupa un posto di rilievo. Il più tenero è la sua disponibilità a darmi un passaggio quando, da segretario dei Giovani Socialisti spesso dovevo recarmi a Roma per le riunioni e lui non esitava a darmelo, non solo, non esitava a pagarmi anche il pernottamento nel mitico Hotel Torino di Via Cavour ove ui scendeva quando era, spesso, nella Capitale. Poi, dicendomi che non dovevo, mi comprava le sigarette, sapeva in fondo che avrei fumato lo stesso.
Ziccarelli osteggiato dalla deriva della politica, Ziccarelli che governa, ma ne subisce i segni, i dolori che hanno accompagnato la sua esistenza. Anche in questo un esempio. Ciao Vincenzo.
Di Franco D’Ambrosio

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