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«Se poi agli effetti naturali dell’abitudine s’aggiunga l’educazione data dal padrone, dal prete, dal professore, ecc., i quali sono interessati a predicare che i signori ed il governo sono necessari; se si aggiunga il giudice ed il birro, che si forzano di ridurre al silenzio chi pensasse diversamente …»

Ultimamente negli Stati Uniti  le persone di colore vengono ammazzate con la stessa leggerezza con cui si uccide una zanzara;  preferibilmente se adolescenti. Nel 2012 il 17enne Trayvon Martin in Florida. Due anni dopo il 18enne Michael Brown a Ferguson, Missouri. I poliziotti assassini sono assolti, scoppiano rivolte razziali, arriva la Guardia nazionale e i ghetti sono sottoposti a coprifuoco. Nel frattempo un nero è diventato presidente, ma per certi bianchi questa è più una provocazione che una conquista.

Ora è il turno di George Floyd. Lo soffoca in otto minuti e 46 secondi premendogli il ginocchio sul collo un poliziotto bianco suo ex collega di lavoro: facevano assieme i buttafuori in un nightclub. L’agente è subito licenziato, ma viene accusato solo di omicidio colposo.

George Floyd è stato assassinato per un biglietto di 20 dollari falso con cui aveva cercato di pagarsi un pacchetto di sigarette. Reato che nel tranquillo Minnesota è considerato così grave da prevedere l’intervento di una squadra con quattro poliziotti e l’immediato arresto del pericoloso criminale.

Secondo quanto si legge nel referto, “gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, le sue preesistenti condizioni di salute (ipertensione arteriosa e problemi coronarici) e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte”. Un esito contestato dalla famiglia che chiede un secondo esame indipendente e che si è quindi rivolta al medico legale Michael Baden. “La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis. La verità l’abbiamo già vista”, ha detto l’avvocato, Ben Crump, riferendosi al video diventato virale in Rete in cui si vede l’agente tenergli premuto un ginocchio sul collo per 8 minuti e 53 secondi mentre era a terra.

Scoppiano le proteste per l’ennesimo abuso razziale perpetuato dalla forze dell’ordine nei confronti di persone di colore, e la reazione del Presidente Trump, lascia intendere che per soffocare  la rivolta  verranno impiegati tutti mezzi necessari: “non permetterò ad orde arrabbiate di dominare”. Il risultato; 1400 arresti e coprifuoco in 25 città, da Los Angeles ad Atlanta. A Indianapolis la seconda vittima degli scontri: un uomo è morto in una sparatoria.

Lo Stato uccide ancora, e la sua negligenza e indifferenza copre carnefici condannando ad una triste indifferenza le famiglie delle vittime che  barcollando nel buio sono alla ricerca delle uniche cose importanti rimaste nelle loro vita: giustizia e verità. Stefano Cucchi,  Federico Aldrovandi , Denis Bergamini  e tanti altri ancora, lo Stato e la giustizia tentennano quando si deve condannare un membro delle forze dell’ordine e fa di tutto per depistare e compromettere ogni qualsivoglia prova o indizio che possa incriminare questi violenti assassini.

Giustizia e Verità per Stefano Cucchi, per Federico Aldrovandi  e Denis Bergamini, e ora per George Floyd.

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