Cultura e Società

Il 21 luglio 2001. Scuola Diaz: la “macelleria messicana” dello Stato italiano

G8. Scuola Diaz: la “macelleria messicana” dello Stato italiano

 

Il 21 luglio è l’anniversario dell’irruzione alla Scuola Diaz, centro di coordinamento del Genoa Social Forum, dove i manifestanti pernottavano nei giorni del G8. Come avrebbe confermato Ansoino Andreassi, l’irruzione fu il frutto dell’ ”esigenza di fare molti arresti per poter recuperare l’immagine delle forze dell’ordine”. Non servì a sequestrare armi (non ne fu trovata neppure una all’infuori di quelle introdotte dalla polizia), né ad arrestare appartenenti ai Black bloc (non ce n’erano). All’interno della Diaz vennero picchiati tutti, senza nessuna ragione, se non quelle che rispondono alle logiche della rappresaglia. Qualcuno usò l’espressione “macelleria messicana”, qualcun altro “tonnara”. Il giornalista inglese Mark Covell ne uscì con 5 denti in meno, otto costole rotte, un polmone bucato, un trauma cranico. I feriti furono 82.

I fermati della Diaz e dei giorni precedenti furono portati nella caserma di Bolzaneto, dove le ferite vennero “medicate” con spray al peperoncino e schiuma degli estintori. I giovani furono privati del sonno, di cure mediche, furono picchiati; le donne vennero minacciate di stupro, ad altri pisciarono addosso. Il tutto al ritmo di “Faccetta nera”.

Non stiamo parlando di alcuni agenti, parliamo di Stato di Polizia, di sospensione dello Stato di Diritto. Nessuno dei poliziotti responsabili delle cariche è stato individuato e condannato. Tutt’ora in Italia non è previsto il numero identificativo sul casco. La maggior parte degli esecutori dei pestaggi alla Diaz e delle torture a Bolzaneto è rimasta ignota. Né i dirigenti di polizia subirono arretramenti di carriera, né il capo della Polizia, Gianni De Gennaro, fu costretto a dimettersi. L’allora ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, visitò la caserma di Bolzaneto il 21 luglio e disse di essere rimasto colpito dall’ordine e dall’organizzazione. Gianfranco Fini, vicepresidente del consiglio, trascorse gran parte della giornata del 21 luglio tra la centrale operativa della polizia e il comando generale dei carabinieri.

 

Dal profilo di Roberto Saviano

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