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Dal profilo Facebook di Sandro Principe

Per sconfiggere alcune emergenze come quelle che stiamo vivendo, c’è bisogno di maggiore ricerca scientifica. Su Il Quotidiano di oggi ho rilasciato alcune mie riflessioni”

La pandemia da coronavirus, che costringe a casa, stimola riflessioni e fa rivivere, quasi come la visione di un film, episodi della propria vita (personale, familiare, professionale etc.). Poiché tutti siamo preoccupati per il servizio Sanitario Pubblico che, nonostante l’eroico impegno di medici, infermieri ed altri operatori, rischia il collasso per la virulenza e l’estensione del contagio, in questi giorni sto ritornando ripetutamente con il pensiero alle mie battaglie politiche per la costruzione dell’Ospedale Hub della nostra Provincia nell’area dell’UNICAL, per la istituzione della facoltà di medicina ad Arcavacata e per il rilancio della ricerca applicata, non fine a se stessa, ma a beneficio del sistema produttivo e del servizio sanitario.

Localizzazione dell’ospedale e Facoltà di medicina rappresentano, in realtà, la medesima questione. All’Unical sono già insegnate tutte le materie del primo triennio della facoltà di medicina ma mancano le cliniche del secondo triennio. Ebbene i reparti ospedalieri potrebbero diventare cliniche universitarie e, conseguentemente, ci sarebbe ad Arcavacata tutto ciò che occorre per la istituzione della Facoltà di medicina.

Peraltro, nell’area universitaria, e nella vicina Contrada Lacone di Rende, la mano pubblica è proprietaria di svariati ettari di terreno, per cui si eviterebbero tutte le problematiche connesse con l’esproprio delle aree, sia sotto il profilo delle risorse finanziarie, sia del malessere sociale.

L’Unical, un Ateneo ad indirizzo marcatamente scientifico, è il luogo adatto ad ospitare una nuova facoltà di medicina; ed, invero, oggi più che mai, la sanità ha bisogno di bravi ricercatori e di macchinari ad alta tecnologia. Inoltre, in queste tristi giornate il Paese si è reso conto della notevole e drammatica carenza di medici che riguarda anche la Calabria; con la conseguenza che l’Ateneo Magna Grecia di Catanzaro, che non riesce a dare alla nostra Regione il numero di medici necessari, non dovrebbe opporre alcuna resistenza in seno alle liturgie vigenti nel sistema Universitario.

Questo mondo, potentissimo, ha sempre preteso, spesso riuscendovi, di dettare legge sulla destinazione dei fondi europei finalizzati alla Ricerca ed all’Alta Formazione.

Le Regioni, non avendo spesso buone leggi di settore ed avendo, invece, sempre una burocrazia non all’altezza, tranne qualche rara eccezione, non hanno fatto altro che seguire i desiderata del mondo accademico, senza mai domandarsi in che modo si dovesse fare ricerca applicata ed alta formazione per favorire la crescita economica, l’espletamento dei servizi essenziali e l’avvenire della migliore gioventù, da incentivare a non scegliere la via dell’emigrazione intellettuale.

La produzione di ricerca applicata, cioè l’offerta di ricerca, deve essere programmata per incontrare la domanda, rappresentata dalle esigenze di innovazione di processo e di prodotto del mondo imprenditoriale della territorio, ma anche di aziende provenienti da altre regioni, ove i beneficiari dei finanziamenti accettino il requisito inserito nei bandi di allocare una sede operativa in Calabria. Altrimenti la ricerca applicata diventa fine a se stessa, con un evidente spreco di risorse.

Per evitare tutto ciò la Regione, seguendo le corrette regole di consultazione di tutti i protagonisti del settore, deve programmare in quali comparti economici destinare i fondi europei per la ricerca applicata e per l’Alta Formazione, operando, quindi, una scelta determinata dalla domanda di ricerca e non dall’offerta. Per tali ragioni, da Assessore Regionale ho promosso la elaborazione di una Legge che regolasse il settore, per indirizzarlo a tutelare il pubblico interesse, rappresentato dalla crescita economica e dall’occupazione giovanile.

La proposta Principe, molto avversata dal mondo accademico, è diventata la legge Regionale 17 agosto 2009 n.24 ”Promozione della Ricerca Scientifica e dell’Innovazione Tecnologica”.
La legge è rimasta sulla carta, non è stata mai applicata. Prevedeva anche l’istituzione dell’Agenzia della Ricerca, che avrebbe dovuto elaborare ed attuare il piano triennale, sentita una consulta in cui sono presenti tutti gli attori protagonisti, comprese le Università.

Oggi destinare fondi per la ricerca e l’Alta Formazione, al di fuori dei settori produttivi che ne fanno domanda, costituisce una vera e propria distrazione di fondi. I laboratori Universitari sono importanti ma, nel settore della ricerca applicata, solo se finalizzati a soddisfare la domanda di ricerca, proveniente dal sistema produttivo.

A costo di sembrare presuntuoso (è una delle favole metropolitane che mi riguarda), penso che al Presidente Santelli ed all’Assessore Savaglio non farebbe male leggere questo scritto, che è diretto alla necessaria, e non più rinviabile, innovazione di processo e di prodotto del mondo dell’impresa ed anche del settore sanitario che, tanto ad Arcavacata che a Germaneto, può contare su ricercatori di livello in biologia, in bioscienze, in biotecnologie ed in farmacologia.

Il dramma che il paese sta vivendo, con il sacrificio della vita di tanti semplici cittadini, medici ed operatori sanitari, ha evidenziato l’importanza degli investimenti in ricerca ed innovazione, per uscire dall’emergenza e per recuperare la normalità di vita delle persone in un sereno contesto sociale.

 

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