Riviste Storiche: "Pensiero e Volontà"
Cultura e Società

Riviste Storiche: “Pensiero e Volontà”

 

Il 1° gennaio 1924, esce a Roma il primo numero della rivista “Pensiero e Volontà”. Questa rivista di studi sociali e di cultura generale diretta da Errico Malatesta e che usciva ogni quindici giorni, sarà pubblicata sino al 10 ottobre 1926. Luigi Fabbri, Camillo Berneri, Carlo Molaschi, Carlo Frigerio vi collaboreranno.

«Pensiero e Volontà intende rispondere a un bisogno largamente sentito, cioè quello di studiare i numerosi problemi economici-sociali che si affacciano con carattere di urgenza in questo periodo di intesa ed universale commozione sociale, e dalla cui soluzione, in un senso o nell’altro, dipenderanno per lungo decorrere di tempo le sorti dell’umanità.» (A quelli che studiano e lavorano, circolare annunciante la fondazione di Pensiero e Volontà, scritta a Roma nel novembre del 1923e firmata da Errico Malatesta)

Il background ideologico su cui si fonda ogni analisi di «Pensiero e Volontà» è infatti tutto bakuniniano, caratterizzato dal rifiuto del determinismo di matrice marxiana, ma anche positivista, e dalla fiducia per contro nel volontarismo. Il riaccostamento a Bakunin è invece nuovamente presente quando si affrontano le tematiche religiose: bakuniniana è infatti l’idea che la divinità non sia che una proiezione dell’umano, come bakuniniana è la convinzione che l’alienazione dell’uomo nella divinità sia il primo passo verso una perdita di fiducia nelle proprie possibilità e quindi verso la costituzione dell’oppressione materiale dello Stato. Tutto quanto detto finora non significa però che «Pensiero e Volontà» fosse caratterizzato da una staticità teorica: Malatesta e i suoi collaboratori erano infatti tutt’altro che statici e cercarono fino all’ultimo di apportare delle novità, soprattutto perché, leggendo l’avvento del fascismo come una conseguenza della sconfitta del movimento proletario, ritenevano necessario un ripensamento delle proprie strategie. Sulle colonne della rivista si parla spesso di «revisionismo», ma in realtà i fondamenti teorici non vengono intaccati e si ripensa semplicemente il programma di azione. Emergono dal ripensamento due importanti novità, costituite dalle proposte di alleanza in funzione antifascista. Una di queste proposte riguarda il movimento repubblicano, che già era stato a fianco degli anarchici, ma con cui di fatto i rapporti non furono facili a causa di un’eccessiva intransigenza di Malatesta.

Più interessante fu l’apertura nei confronti degli anarchici individualisti: proprio per attirarli alla causa dell’organizzazione della lotta antifascista, Malatesta fece molte concessioni, arrivando a dire che non c’erano differenze di fondo fra la proposta individualista e quella comunista, e che si sarebbe agevolmente potuto combattere fianco a fianco per poi scontrarsi in seguito sull’organizzazione economica e sociale.

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