Altre NotizieCultura e Società

Rende nel primo Novecento, dal progressismo all’oppressione fascista

La prima guerra mondiale ridimensionerà del tutto i progetti di trasformazione e velleità di potere, costringendo la società rendese a far nuovamente i conti con la vecchia questione della povertà e delle malattie”

Dopo la sindacatura di Domenico Principe, il novecento rendese, prospettava una città in progressivo sviluppo  economico, culturale e sociale,che comportò un netto miglioramento della qualità di vita dei cittadini. L’amministrazione comunale guidata da Principe si addossò l’onere di pagare 8.406 Lire per la realizzazione della scuola elementare; lo storico locale Fedele Fonte ricorda : “Sembrava il trionfo del progresso; la cittadina sembrava acquistare un volto ringiovanito al vedere quei pochi ragazzi che si recavano finalmente in una scuola pubblica “.

 La prima guerra mondiale ridimensionerà del tutto i progetti di trasformazione e velleità di potere, costringendo la società rendese a far nuovamente i conti con la vecchia questione della povertà e delle malattie; al termine del conflitto la società rendese era distrutta, l’impoverimento esasperato provocò numerose proteste popolari, contro i grandi proprietari terrieri locali. I partiti di massa attivi nella città, iniziarono un estenuante lavoro pedagogico e d’informazione, in difesa delle rivendicazioni contadine sul diritto alla terra; E. Stancati scrive: “Non va dimenticato, che nel 1922, dopo i successi conseguiti l’anno prima dalle leghe dei contadini capeggiate da quella di Rende, gli agricoltori appartenenti a quest’ultima registrano un’ulteriore affermazione nei conflitti che li oppongono ai proprietari terrieri”.

Il  periodo postbellico, fu incandescente a Rende come in tutt’Italia. Il clima rivoluzionario e le giuste pretese avanzate dalle forze popolari e progressiste, provocarono la reazione delle forze conservatrici, che si materializzò nella sua forma più violenta e antidemocratica, il fascismo; nel 1921 un’informativa del prefetto di Cosenza, Guadagnini, segnala che in provincia sono aperte una decina di sezioni fasciste, fra le quali si conta anche quella di Rende. Tobia Cornacchioli descrive cosi il momento: “Avviene così che nel corso dei primi anni venti il fascismo, oltre a rintuzzare violentemente le richieste provenienti dalle classi popolari e dai loro rappresentanti politici e sindacali, riporta nuovamente in auge la tradizionale classe dominante nella sua componente dei notabili borghesi e riconduce al comando dell’amministrazione un rappresentante di questa si tratta di Cesare Zagarese, e che viene ricordato come l’unico podestà di Rende nei vent’anni del regime”.

Il periodo fascista segnò una profonda regressione della cittadina, l’interesse del regime era focalizzato verso Cosenza, dunque per praticità convenzionale, fu ricollocato nei centri amministrativi il notabilato latifondista,che ripristino la condizione periferica e di arretratezza, patita dalla città per tutto l’ottocento; il fascismo non lascia nella cittadina né realizzazioni concrete, né buoni ricordi.

Tuttavia  le altre forze politiche,  bandite e dichiarate fuori legge dal regime, socialisti, anarchici, comunisti e cattolici dissidenti,  iniziarono una lunga battaglia clandestina, per riconquistare nuovamente il diritto alla libertà e alla giustizia sociale.

What's your reaction?

Excited
0
Happy
0
In Love
0
Not Sure
0
Silly
0

You may also like

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *