Rende: La fine del lungo Ottocento e l'inizio della grande trasformazione
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Rende: La fine del lungo Ottocento e l’inizio della grande trasformazione

La storia segna e insegna, è la memoria dei popoli, grazie alla quale riusciamo ad immaginare e progettare un futuro migliore; Machiavelli interpreta la storia nella sua ciclicità, ad ogni periodo di buio e decadenza corrisponde una fiorente ripresa e trasformazione culturale.

La fine dell’ottocento fu un periodo particolare per la storia rendese; fino al 1905 la cittadina vive in una mortificante condizione di arretratezza, emarginata e abbandonata, senza alcun tipo di servizio, senz’acqua, la sua popolazione in miseria, usurpata della terra dal patriziato locale, era costretta ad emigrare in cerca di opportunità migliori. Nel 1892 mancano strutture come quelle sanitarie e igieniche: “L’ospedale” del paese, come quelli di altri non pochi luoghi della provincia, consiste in una sola stanza, è sprovvisto di tutto e funge anche da ricovero per i pellegrini, si segnala per la mancanza di un cimitero; opere di bonifica del territorio vallivo neanche a parlarne. Eugenio Arnone descriveva la cittadina di Rende con queste parole «oggidì giace in umile stato».

Le maggiori responsabilità di queste disastrose condizioni sono imputabili al ceto dominate, che continua ad amministrare ed assoggettare la popolazione grazie al potere che gli deriva dal possesso della terra e ai strettissimi rapporti con il potentato cosentino. Cosi commenta Tobia Cornacchioli: “la classe dirigente di Rende, i cui rappresentanti non mancano di possedere palazzi a Cosenza dove abitano e mantengono le relazioni sociali e di potere, non si presenta coesa al suo interno per le divisioni anche familiari che l’attraversano, e, soprattutto, si mostra ben lontana dal rappresentare un elemento dinamico e di stimolo della società e dell’economia del paese “.

La coscienza della popolazione locale, iniziava a maturare consapevolezza sociale e a produrre associazionismo; il Partito Socialista Italiano nel 1893 sul giornale socialista a diffusione nazionale «Lotta di Classe», nella prima corrispondenza che giunge dalla Calabria e, in particolare, da Cosenza, segnala lo sforzo organizzativo che si va operando nella provincia, compresa Rende dove già esiste un’associazione socialista. Consistente e attiva anche la presenza anarchica, che trova la sua roccaforte nella zona di Surdo, con i fratelli Turco; accanto a socialisti e anarchici, compaiono sulla scena politica rendese i cattolici, che nel 1904 costituisce un circolo di Azione Cattolica;la piccola ma animata società civile rendese,inizia a prendere coscienza di sé, elaborando produzioni culturali e progettuali , che guardano al miglioramento collettivo e  della cittadina.

Sulla scia di questo fiorente sviluppo culturale e politico, inaspettatamente viene eletto un rappresentate popolare, Domenico Principe, sindaco della grande trasformazione della seconda metà del XX secolo come rappresentante della Società Operaia di Mutuo Soccorso rendese. Nel corso della sindacatura di Domenico Principe, Rende inizia a porsi il problema del collegamento con i viciniori comuni a nord del suo territorio e, soprattutto, si dota dell’acqua potabile che giunge con una conduttura fin nel centro del paese.

Quel momento segna profondamente lo sviluppo urbanistico, culturale, economico e politico della città di Rende, sviluppo che si interromperà bruscamente nel periodo Fascista.

“Tutti i grandi uomini del passato sono stati dei visionari, erano uomini e donne che si proiettavano nel futuro. Pensavano a quello che sarebbe potuto essere, piuttosto che a quello che già era, e poi loro stessi entravano in azione, per fare in modo che queste cose accadessero.”

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