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Agli elettori  più attenti, è stato subito evidente come Manna, fin dai primi mesi successivi alle elezioni, era in un evidente stato di difficoltà, dettato dalle troppe e immantenibili promesse, evidenti compromessi ai quali cedere per mantenere la poltrona di primo cittadino, dopo un primo turno difficile.

Ma ora, nell’analizzare solo l’ultima settimana, sembra essere tornati ai tempi di una famosa pubblicità del Carosello degli anni 70, in cui il protagonista Cimabue, era deriso perché nel provare a farne una giusta, ne sbagliava almeno il doppio. Troppe e troppo pericolose, sono ora le cantonate che Manna sta collezionando. Quella lettera alla Rai sa di arroganza e mania di potere.

Quelle dimissioni da Presidente Ato e le dichiarazioni con le quali è letteralmente scappato, lasciano intendere un “dopo di me il diluvio” mortificante per tutti i bravi amministratori che hanno veramente a cuore le sorti dei propri cittadini. Insomma Manna si è trasformato in un attimo in una sorta di Re Mida, ma al contrario. Dove tocca lascia macerie. Con queste premesse egli dichiara di volere avviare il percorso per la costruzione di un’unica città dell’area urbana. Parlare di città unica, oggi, è fuori luogo. Da un lato Cosenza che vive una fase di dissesto ed è a un anno dalle elezioni che vedranno sicuramente un cambio di guida, visto che l’attuale sindaco è già al secondo mandato. Dall’altro lato Rende che, grazie proprio a Manna, si trova a sedere ad un tavolo senza rivestire quel ruolo propulsivo e da protagonista che, nel passato, le hanno permesso di creare quell’humus senza il quale oggi non si potrebbe parlare di città unica. La città unica è un obiettivo possibile, realizzabile, al quale aspirare nel medio lungo periodo.

Manna si sieda, faccia un lungo respiro, pensi per un attimo alla fiducia che i cittadini rendesi hanno inteso dimostrargli, e pensi a come non deludere questa fiducia. E’ assurdo fare proclami senza avere verificato i bilanci di Cosenza, i debiti, il patrimonio, la composizione della burocrazia, e soprattutto senza avere individuato quali possibili vantaggi ne riceverebbero i cittadini rendesi da questo processo. Manna ha dimostrato nelle varie vicende che lo hanno visto, suo malgrado, protagonista, che non è in grado di tutelare gli interessi della città di Rende.

 Troppa superficialità, errori di valutazione, manie di potere fine a se stesso, arroganza e non condivisione nelle scelte, incompetenza. Con queste premesse si rischia di parlare non di fusione ma di semplice annessione della città di Rende, con i cittadini rendesi costretti a pagare i debiti che altri hanno creato. A otto anni dall’avvio della procedura di riequilibrio che serviva a recuperare 16 ml di euro, i cittadini rendesi pagano ancora il massimo delle aliquote consentite sui tributi locali. Immaginiamo, solo per un attimo, alle centinaia di milioni di euro che oggi affondano la città capoluogo. E a chi convenga condividerli. E a chi no!!

Federazione Riformista

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