Politica

Regionali 2021: “Calabresi? incendiari e fieri, ma alla fine siamo tutti pompieri”

È forse questa la sciagurata indole che segna indelebilmente il carattere di noi calabresi? La capacità di urlare a squarcia gola la propria indignazione , quasi a voler rompere,  già solo con quell’urlo,  il sistema marcio che si contesta, ma al contempo l’ardore dello spirito ribelle calabrese, sembra affievolirsi ogni qual volta lo spettro elettorale bussa alla porta.

Certo noi poveri calabresi, non siamo di sicuro un popolo fortunato,  “vittime inconsapevoli di eventi sopranaturali” che da circa 30 anni decidono le sorti della nostra regione, depauperata oramai di ogni suo bene, perfino della dignità.

La pandemia ha denudato ogni nostra certezza, semmai ne avevamo qualcuna, ci ha però unito nella fragilità,  facendoci scendere in piazza per rivendicare quei diritti da sempre negati; eravamo tutti incendiari e fieri in quella piazze,  anch’io,  uniti nella rabbia e nella speranza. Ma un dubbio mi solletica da tempo, perché non sono del tutto convinto che questa tremenda pandemia  abbia noi insegnato realmente qualcosa; non scruto timidamente alcun miglioramento, non vedo una società più solidale, non mi sento più buono, eppure in quella piazza c’era aria di cambiamento.

Il cambiamento, che parola difficile per noi calabresi, perché spesso forse la confondiamo con rinnovamento o peggio ancora alternanza, due espressioni che danno solo l’illusione del cambiamento, perché il potere riesce a riciclarsi in più ambiti della società, e se quel potere corrotto non viene estirpato allora non si avrà mai un autentico e profondo cambiamento. Ed è in questo preciso  momento che diventiamo tutti pompieri,  slegati individui alla ricerca di un misero posto al sole, di un paracadute per precipitare comodi nell’illusione della certezza, consegnando nuovamente le chiavi del nostro destino a quel potere, che nelle piazze si voleva abbattere.

Dunque alle prossime regionali, mi raccomando, premiamo e ossequiamo i Boss della Sanità privata, rivolgiamo le nostre preghiere, a qualche vecchio volpone della politica, in altre parole votiamo nuovamente gli stessi fossili che hanno atterrato questa terra, e poi diamoci appuntamento di nuovo nell’ardor di piazza.

Cara Calabria, datti una possibilità, vai a votare ma soprattutto vota liberamente.

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