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Regionali 2020: Mario Oliverio, assalto francese e ritirata spagnola.

“Proverbio riferito a chi non porta a termine le cose iniziate con tanto ardore. Alcune persone, infatti, si cimentano con impeto e superficialità in imprese che abbandoneranno, poco dopo, con la stessa faciloneria che li ha spinti a gettarsi”

Che strana vicenda quella che attanaglia il caro presidente uscente, Mario Oliverio. Una situazione che di certo fa sorridere, se pensiamo all’ardore con cui si ripresentava ai calabresi annunciando la sua ricandidatura, che ora non sembra più  così certa, anzi pare che sia disponibile ad un passo indietro; mi fa sorridere perché il “povero” Oliverio è vittima dello stalking psicologico dei suoi più cari soci in affari, che è ormai noto da tempo, temono più di ogni altra cosa di perdere la poltrona, di non ricevere incarichi, ma soprattutto di scomparire definitivamente dallo scenario politico.

E quando questa possibilità si fa concreta, quando si rischia di non ottenere ciò che più si brama, o meglio qualcosa, qualsiasi cosa; qualora questa condizione divenga quanto meno probabile, allora si ritorna a trattare, a parlare in nome di una possibile unità. E dov’è finito l’ardore iniziale celebrato dai sui vassalli?

Molti calabresi sono stufi di questa ipocrita e ingannevole moralità, sono stufi delle contraddizioni e dei giochi di potere; l’unità si costruisce su un progetto progressista e riformista, di slancio per una Regione che sta lentamente annegando nella corruzione e nel malaffare. Un progetto condiviso da persone nuove e  oneste, lontane dai retaggi della vecchia politica troppo ancorata ai privilegi della “poltrona”; un progetto che offra una speranza ai tanti calabresi che da troppo tempo attendono, una totale rivalutazione della loro terra e del patrimonio che rappresentano.

Prima di pensare ai nomi, prima di gettarsi in banali strumentalizzazioni, l’ultima quella sui giovani, e ci tengo a precisare “ultima”, perché dei giovani ci ricordiamo solo alla fine,  il presidente Oliverio, dovrebbe parlare del suo progetto e delle sue idee per la Regione, manifestare concretamente enormi tratti di discontinuità con la precedente e sciagurata legislatura, che l’ha meritatamente incoronato tra i governatori meno graditi d’Italia, e forse solo allora si potrà parlare di un’autentica unità.

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