Cultura e Società

Pietro Gori e il potere rivoluzionario della poesia

Pietro Gori avvocato e intellettuale italiano, poeta,  giornalista  ma soprattutto anarchico.  Nato da genitori elbani (il padre) e rosignanesi (la madre era di nobili origini), Pietro era tornato in Toscana tredicenne.A  Livorno aveva trovato l’humus ideale per coltivare il suo pensiero  Si iscrive al Classico, la scuola migliore della città dove insegnerà Giovanni Pascoli e poi all’Università di Pisa, facoltà di Giurisprudenza.

«Sarò l’avvocato dei più deboli, dei diseredati, dei sognatori che vogliono cambiare il mondo». Pietro è un oratore straordinario, uno dei pochi intellettuali della galassia anarchico-socialista toscana capace di parlare al popolo, operai, braccianti e borghesi illuminati stufi della repressione di una monarchia imbiancata.  E proprio a Livorno il giovane avvocato, laureato due anni prima con una tesi su La Miserie e il Delitto e già leader dell’allora movimento studentesco, diventa l’animatore nel 1890 di un primo maggio rivoluzionario, «mai visto prima di quel giorno formidabile», con il primo sciopero generale mai organizzato in città. Ci sono manifestazioni e scontri di piazza. Pietro è accusato, insieme a una trentina di studenti e operai, di «ribellione ed eccitamento all’odio fra le diverse classi sociali» e viene arrestato, condannato a un anno. Sconterà sei mesi e poi tornerà a lottare tenendo in mano «la fiaccola dell’anarchia». Seguono gli anni milanesi, gli esili continui.

Dopo l’approvazione voluta dal governo Crispi di tre liberticide leggi anti-anarchiche (luglio 1894) è accusato di tutto Pietro Gori, persino di essere l’ispiratore dell’attentato al presidente della repubblica francese Sadi Carnot. Si rifugia in Svizzera, ma anche qui, nel 1895, deve fuggire. Prima di abbandonare il paese  scriverà «Addio Lugano bella», una canzone struggente e poetica, che rivela tutto il genio e la sensibilità di questo inquieto avvocato, un po’ Guevara e un po’ Malatesta. Dal grande cuore, dalla voglia di combattere, musicista e poeta.

Questa diviene popolarissima con l’inizio del nuovo secolo anche grazie a numerose edizioni de Il Canzoniere dei Ribelli [apparso per la prima volta nel 1904 a Barre – Vermont – e ancor oggi è uno dei canti politici più eseguito. Con lo stesso titolo “Addio a Lugano” esiste una romanza del 1830 circa che canta anch’essa di un esilio politico in terra elvetica con testo siglato D. P. e musica di Fabio Campana

Attraverso la Germania e il Belgio, giunse a Londra dove si incontrò con i principali esponenti dell’anarchismo mondiale. Dopo il breve periodo inglese si recò a New York a da qui partì per un ampio giro di conferenze (oltre 400 in un anno) in Canada e negli Stati Uniti dove collaborò alla rivista «La Questione Sociale». Nell’estate 1896 torna a Londra per partecipare, come delegato delle organizzazioni operaie statunitensi, ai lavori del secondo Congresso della II Internazionale in cui ribadisce le sue tesi anarchiche. Nella città inglese si ammalò gravemente ed fu ricoverato al National Hospital.

Grazie all’interessamento di alcuni parlamentari, il Governo gli concesse di rientrare in Italia anche se lo obbligò, almeno inizialmente, a risiedere all’Isola d’Elba. Una volta rientrato riprese i contatti con il movimento anarchico e quindi l’attività di avvocato in difesa dei compagni e la collaborazione a pubblicazioni periodiche anarchiche tra cui «l’Agitazione» di Ancona.

Nel 1898 l’aumento dei prezzi del pane provocò tumulti in tutta Italia a cui il Governo rispose con il pugno di ferro. I morti del 7 maggio a Milano (il cui numero varia dagli 80 dei dati ufficiali agli oltre 300 secondo gli oppositori), quando il generale Bava-Beccaris ordinò all’esercito di sparare sulla folla, sono solo la punta dell’iceberg; non meno feroce fu infatti la repressione delle organizzazioni politiche e sindacali di sinistra a seguito della quale Gori fu costretto ad un nuovo esilio per evitare la condanna – a dodici anni – che gli venne inflitta in contumacia. Da Marsiglia si imbarcò alla volta del Sudamerica. Qui si fece conoscere sia per la sua attività scientifica che per quella politica. Infatti, oltre ad essere tra i promotori della Federación Obrera Argentina (congresso di Buenos Aires, 25-26 maggio 1901), che poi assumerà la denominazione di FORA, tenne corsi di criminologia all’Università di Buenos Aires e fondò la rivista “Criminologia moderna”.

Grazie ad un’amnistia e per problemi familiari oltre che di salute, nel 1902 rientrò in Italia e, l’anno successivo, insieme a Luigi Fabbri fondò la rivista «Il pensiero». Se si esclude un viaggio in Egitto e Palestina nel 1904, passò i pochi anni della vita rimastigli nelle consuete attività di attivista politico, di scrittore e di avvocato difensore dei compagni arrestati.

Morì l’8 gennaio 1911 a Portoferraio lasciando un’ampia produzione letteraria che spazia dal saggio politico al teatro, dalla criminologia alla poesia oltre alle arringhe e alle conferenze.

Sotto la splendida canzone contro la guerra «Addio Lugano bella»

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