Politica

Partecipazione attiva. Un monito.

Di Dario Sammarro, ricercatore Università degli studi della Basilicata

Nell’epoca della “non comunicazione”, i messaggi istanteni rivolti agli utenti finali diventano i veri strumenti di trasmissiome di concetti e pensieri. Questa tendenza, quasi irriversibile, esalta la figura del migliore comunicatore a discapito della valutazione dei contenuti. Non a caso, recentemente, l’elettorato ha premiato chi ha saputo stimolare la pancia del popolo invece che la mente. Si avverte l’esigenza di rallentare e di meditare, adesso più che mai, sui concetti dai quali fare emergere proposte costruttive e traducibili in atti pratici. Gli strumenti di partecipazione dovrebbero essere previsti e predisposti in fase di indirizzo, cosi da consentire agli utenti finali, i cittadini, di partecipare per l’appunto alle scelte di programma e di valutarne poi la corretta e concreta applicazione. L’esempio della customer satisfaction potrebbe essere un modo per avvicinare il cittadino a scelte condivise, raccogliendo istanze di associazioni o portatori di interessi diffusi. Il solo esercizio del diritto di voto, evidentemente, non può rappresentare la soluzione al problema partecipazione democratica. Si accolgono pertanto con estremo favore tutte le idee che vanno nel senso di una massima apertura. Oggi più che mai, onde evitare una deriva totalitaria, bisogna recuperare il senso di appartenenza, una forte identità cuiturale ed iniziare a lavorare “dal basso.”

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