Parco Acquatico: tra mancata trasparenza e responsabilità politiche
Politica Locale

Parco Acquatico: tra mancata trasparenza e responsabilità politiche

Dalla triste vicenda del Parco Acquatico la città di Rende prende atto ancora, ma questa volta in maniera decisamente più “violenta”, della più totale mancanza di trasparenza in materia di gestione della cosa pubblica. Una scelta consapevole, lucida, questa dell’amministrazione Manna, che ha caratterizzato gli anni del suo mandato e che gli consente ancora oggi, nonostante tutto, di mostrare un volto amico ai cittadini, proclamando il proprio buon operato e le proprie buone intenzioni, senza che ciò sia in alcun modo verificabile nei fatti.

Non sono bastate le grida delle centinaia di lavoratori e imprese non pagate o le innumerevoli richieste di chiarimenti da parte dei consiglieri di opposizione; per far emergere la gravità della situazione si è stati costretti a dover girare un reportage “a telecamere accese”, come direbbe chi nei giorni scorsi ipocritamente si è augurato che questi servizi Rai vadano avanti, salvo poi cercare di lanciare nel calderone degli insulti del web chi fa ironia sull’accaduto.

Abbiamo assistito al pietoso spettacolo di un’intera comunità in attesa per giorni che il proprio primo cittadino prendesse le distanze da un episodio deplorevole e chiedesse scusa a nome della città, che intanto cercava affannosamente di scaricare le responsabilità del suo atteggiamento sul cattivo utilizzo dei social, per poi affidare proprio a Facebook l’onere di divulgare la notizia della risoluzione del contratto con la società che gestisce il parco.

Insomma, l’ennesimo lampante esempio del “bi-pensiero manniano”, che imbracciando gli scudi afferma che la revoca della concessione segue “i costanti controlli, le richieste e le sollecitazioni inviate nel corso di quasi un anno”, credendo cosi di poter gettare un colpo di spugna su quello che può essere definito l’episodio più grave mai avvenuto nella storia amministrativa della nostra città. Ma ora i cittadini pretendono chiarezza e se Manna non vuole trasformarsi nel Pastorello di Esopo, deve ora dimostrare di aver agito in buona fede, assumendosi la responsabilità politica dell’accaduto e mettendo fine una volta per tutte a questo squallido teatrino che, da ormai sei anni, lo vede scaricare le proprie inadempienze su chi lo ha preceduto.

E’ impensabile che tutto possa ridursi alle dimissioni annunciate dall’assessore Rausa, che bene ha fatto, ma che non può e non deve divenire capro espiatorio di una vicenda ben più grave di quella che ha visto protagonista il figlio, e che ha seguito del grande impatto mediatico avuto rischia di ledere in maniera irreversibile l’immagine di un’opera importante, già privata della sua attrattività e sempre più cattedrale nel deserto.

Di Francesco Plastina

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