Cultura e Società

Palermo, 1975, Mauro Rostagno e il profumo della zagara…

di Paolo Brogi

Erano maestose le donne di Palermo che guidavano i cortei per la casa. Nel 1975 la città siciliana conobbe una incredibile stagione di lotta per la casa, il capo riconosciuto di quella lotta che incendiava i quartieri più poveri di Palermo era certamente Mauro Rostagno.

Lotta continua allora conosceva di quella lotta straordinaria i racconti vorticosi e generosi che Mauro faceva nei momenti di incontro generale a Roma, nel Coordinamento Nazionale dell’organizzazione che a cadenza periodica raccoglieva tutti i rappresentanti di Lc in Italia. Mauro arrivava dalla Sicilia insieme ad altri dirigenti, operai come Paolo Noto, militanti come Cangelosi o altri, quello che riportava era un quadro davvero suggestivo e inebriante. In Sicilia e in particolare a Palermo qualcosa di nuovo stava venendo alla luce…

Fu così che per conto della segreteria di Lc andai in quel 1975 a Palermo per vedere da vicino quella realtà strepitosa. Finii per passarci un mese indimenticabile..Lc aveva nella città una struttura non molto estesa, ma il suo radicamento tra i “catoi” del Capo, di Ballarò e di tante altre situazioni proletarie era fantastico.

Che cos’erano i catoi? Molto semplicemente costruzioni precarie con vani non più alti di due metri, insomma tuguri poco abitabili dove eppure viveva una gran massa di proletari della Conca d’oro. Dai catoi si era messo in marcia un movimento davvero inaspettato e originale…

In quel contesto stava succedendo, grazie alla lotta per la casa e con quel protagonismo nuovo delle donne madri di famiglia che se ne erano messe alla testa, un fatto davvero originale: lo scollamento di intere realtà dal comando della mafia, l’autonomia che grazie al movimento di lotta per la casa stava permettendo forse per la prima volta decisioni libere a intere famiglie proletarie capitanate da quelle coraggiose donne; tra loro Mauro era accolto come un fratello riconosciuto e apprezzato, la sua parola presa in assemblee tumultuose era importante e riconosciuta.

Palermo vedeva un giorno sì e uno no cortei che l’attraversavano, alle donne e ai loro bambini si univano in massa gli studenti, i mariti “dovevano” partecipare alle azioni che venivano condotte sul territorio con occupazioni improvvise di immobili e quant’altro. Era una stagione indimenticabile. La Chiesa se ne era resa conto, molto di più delle burocrazie della sinistra istituzionale, il cardinale Pappalardo non mancò allora di mostrarsi un interlocutore importante accettando a un certo punto perfino l’occupazione della Cattedrale.

Accompagnavo,  in quel mese che ho passato a Palermo, Mauro in molti di questi “appuntamenti” fondamentali della lotta per la casa, spesso all’imbrunire quando con improvvisati cortei di apette e scooter il popolo dei senzacasa si metteva in marcia e andava ad occupare uno stabile. Era come un mare in tempesta che all’improvviso entrava in un porto, Mauro vi nuotava dentro con straordinaria intelligenza; ricordo assemblee al Capo e a Ballarò, momenti delicati in cui quel proletariato sotto gli occhi inquieti dei capi mandamento della mafia faceva di testa sua forse per la prima volta dopo anni e anni di sottomissione.

Palermo, 1975, Mauro Rostagno e il profumo della zagara...

C’erano dei rischi, per Mauro e gli altri militanti che si occupavano del movimento, ma quell’esondazione di autonomia e libertà era entusiasmante; impagabile. Davanti alla casa in cui Mauro aveva preso in affitto un appartamento c’era uno di quei giardini di città, un aranceto molto vasto. Il cancello era aperto, fu così che un giorno Mauro mi fece scoprire la zagara. Eravamo scesi dalla casa in cui viveva con Chicca e con la piccola Maddalena ed entrammo in quell’aranceto. Il profumo delle zagare è inebriante, Mauro me ne decantò le proprietà e le virtù. Impossibile dimenticare una zagara…Mauro era fatto così…

Racconto queste scene per ridarvi quello spirito che anni dopo, passati Macondo Poona e tant’altro, Mauro aveva certamente riportato in Sicilia, stavolta nella terra di Trapani dove aveva ripreso a metà degli anni ’80 un percorso di denuncia, autonomia, libertà. E stavolta con altri mezzi – come quelli offerti dal giornalismo e da un emittente televisiva – Mauro era tornato a stimolare e a guidare un ideale movimento di coscienze collettive teso a nuovi percorsi fuori dalla melma dei poteri mafiosi.

Lo spirito era certamente lo stesso di dieci anni prima, la sua voce amata e seguita a Palermo aveva trovato a Trapani una nuova accoglienza e nuovo entusiasmo. Materia contagiosa che ha messo in grande allarme un mondo di connivenze e interessi legati all’organizzazione criminale mafiosa e ai suoi bisogni strategici.

Mauro li conosceva, li aveva già visti all’opera anche a Palermo e come allora aveva deciso però di andare avanti lo stesso per la propria strada. Non sono molti quelli che si comportano così, le istituzioni “sane” di questo paese ne prendano atto. Devono a uno come Mauro Rostagno certamente qualcosa che ancora non gli hanno dato.

Grazie Mauro.

What's your reaction?

Excited
0
Happy
0
In Love
0
Not Sure
0
Silly
0

You may also like

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *