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Due giovani sorelle calabresi hanno deciso di intraprendere una sfida ben precisa, restare in Calabria e produrre zafferano con metodi naturali

Le sorelle Linardi

Maria Concetta e Benedetta Linardi sono due sorelle calabresi, titolari di un’azienda agricola sita in provincia di Cosenza, che hanno deciso di intraprendere una sfida ben precisa, restare in Calabria e “fare agricoltura” attraverso la produzione di una preziosa pianta, lo Zafferano del Re, il cui marchio richiama simbolicamente il Re Alarico con il suo tesoro, rappresentato proprio dal loro ”oro rosso”.

Le parole chiave di queste due giovani sono: “Fare agricoltura nella terra calabrese, tutelando l’ambiente e il paesaggio, la crescita del territorio  e lo sviluppo sostenibile. Intendiamo ripartire dalla “terra”, la nostra, sfruttando le risorse che quest’ultima ci offre, producendo zafferano con metodi  naturali. Attraverso un processo di lavoro interamente svolto a mano costruiamo giorno per giorno quel circuito virtuoso che riesce ad orchestrare artigianato, momenti culinari e culturali, rendendo la nostra terra un polo di attrazione per il turismo nazionale e internazionale.

L’idea di rilanciare, con le proprie forze, un progetto basato sulle ricchezze del territorio sta avendo già i primi successi e grazie anche ad artigianato e accoglienza, lavorando con materie solo naturali,  le due giovani hanno raggiunto il loro obiettivo. Produrre zafferano richiede tempo e pazienza ma soprattutto passione: la fragilità del fiore e dei pistilli, rendono impossibile meccanizzare le diverse fasi di lavoro. Per tale motivo la loro attività è interamente artigianale e, agricoltura semplice e pulita che concorrerà alla certificazione biologica e non solo. Un altro elemento di vanto dell’azienda sarà infatti una convenzione con il Dipartimento di Farmacia dell’Università della Calabria, assieme al quale s’intende avviare progetti di ricerca sull’utilizzo dello zafferano nel campo scientifico. Ricordiamo che lo  zafferano, era conosciuto fin dai tempi degli antichi Egizi, come documenta il papiro Erbes del 1500 a.C. La pianta (Crocus satjus) appartenente alla famiglia delle Iridaceae, proviene probabilmente dall’Asia Minore, in origine era usata per tinteggiare i tessuti. Furono i Romani a impiegarla in cucina tra gli ingredienti base per preparare salse che accompagnavano il pesce e per dare sapore alle verdure, come ci racconta Apicio nel suo libro di ricette. Nel medioevo la pianta era usata da pittori e vetrai che lavoravano alla ostruzione delle cattedrali gotiche. Si racconta che, per un gesto maldestro di una fanciulla, figlia di un artista vetraio, la polvere gialla fosse finita nella pentola di riso che stava cuocendo in bottega. Il risultato fu eccellente e Milano si assicurò uno dei grandi piatti della tradizione italiana: il risotto alla milanese. Gli alchimisti con lo zafferano preparavano pozioni magiche per curare reumatismi,gotta e mal di denti. La coltivazione richiede terreni adatti, altitudine oltre trecento metri e tanta competenza.

È bene precisare che le giovani sorelle Linardi coltivano e producono lo zafferano in terreni di proprietà della loro famiglia localizzati a Castiglione Cosentino (Cs), ad una altitudine di 400 s.l.m., anche il laboratorio in cui essiccano e confezionano il prodotto si trova nel pieno centro storico di questo comune. I fiori si presentano di un bel colore lilla e offrono uno spettacolo delizioso alla vista. La raccolta viene fatta la mattina all’alba, manualmente, con molta delicatezza per non rovinare i sottili filamenti che una volta separati dai petali vengono fatti essiccare. Occorrono circa 150 mila fiori per un chilo di zafferano. Oggi trova largo impiego nei piatti di alta gastronomia e va aggiunto a fine cottura e mescolato con cura agli altri ingredienti per non alterane il sapore e disperderne il profumo.

Un’altra bella storia di due donne “made in sud” quella dell’azienda agricola Linardi che parte proprio dall’amore per la propria terra e dal desiderio di dare nuova vita ai piccoli borghi della terra calabrese.

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