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In vista della crisi emergenziale causata dalla pandemia di covid-19, in Italia e nel resto dei paesi, il mondo del lavoro, in molti settori, si è fermato per via del lockdown imposto dal governo centrale. Il governo attraverso vari provvedimenti sta cercando di iniettare risorse alle imprese, risorse che però, per ora, non sono pervenute. Il blocco delle imprese constringe gli imprenditori ad interfacciarsi con il problema della liquidità che, ovviamente, si è venuto a presentare in questa situazione di blocco. Lo Stato, nonostante gli sforzi, sembra non riesca a garantire le risorse necessarie per pagare le utenze, i canoni di locazione e le spese di gestione che tutt’ora la maggior parte dei proprietari di attività è costretta ad assolvere.

La domanda che sorge spontanea è: se io imprenditore, mi trovo in un periodo di forzata inattività, dovuto al blocco del sistema produttivo e commerciale, come faccio ad ibernare la mia attività economica se lo Stato non mi garantisce in modo rapido la liquidità necessaria per farlo? Le risposte sono tre, o si attinge al patrimonio personale (ammesso che ci sia), o si chiude bottega o ci si rivolge a qualcuno che la liquidità può concederla sempre ed in ogni momento: la mafia.

Il fenomeno mafioso, specie nel Sud, è un cancro che la nostra terra non è riuscita a debellare. Abbiamo avuto esempi di stragismo, trattative Stato-mafia ed omicidi per comprenderne la forza d’azione. La seconda informazione che abbiamo è che le mafie, grazie alle attività illecite come lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione e l’estorsione non conosce periodi di crisi come le conoscono le persone per bene che abitano il nostro paese. Oltre a non conoscere problemi di crisi molti di questi loschi affari vengono conclusi con un ammontare di carta moneta fisica che a stento riusciamo ad immaginare.

Il punto fondamentale della discussione è uno: le mafie hanno liquidità e i clan non aspettano altro che un periodo di crisi per concedere questa liquidità a chi ne ha bisogno chiedendo in cambia tassi di interesse altissimi e schiavizzando le persone che entrano in questo circolo vizioso. La mafia fa usura ed in periodi di crisi caratterizzati, tra le altre cose, dalla bassa circolazione di moneta ne fa ancora di più.

Se lo Stato vuole garantire la libertà di una persona deve imparare a ragionare a 360 gradi e comprendere che le limitazioni della libertà di circolazione e quindi di lavorare potrebbero causare una limitazione alla libertà fondamentale di vivere una esistenza serena per qualche povero sciagurato caduto nella trappola dello strozzinaggio.

Le mafie sono inserite nel tessuto economico e sociale del sistema Italia dalla fine dell’800′, ma la mafia non è più quella di un tempo, sono in mezzo a noi: avvocati, medici, magistrati, colletti bianchi, politici e bracci armati presenti sul territorio (loro quelli mandati in carcere, il mondo di mezzo non verrà mai toccato). Esse hanno avuto ed hanno un raggio d’azione totale sul nostro paese (a volte per via della chiusura di tutti e due gli occhi da chi dovrebbe garantirci che questi nuclei dovrebbero essere debellati), non possiamo permetterci che questi balordi si comprino i cittadini italiani perchè non siamo in grado di garantire a questi la sicurezza e la garanzia di sopravvivere grazie all’azione statale.

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”  Giovanni Falcone

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