Cultura e Società

“Non ci voglio andare a scuola”, il disagio di alcuni bambini e ragazzi

A cura di Simona D’Elia, psicologa specializzata in ambito evolutivo e pediatrico e in psicoterapia sistemico-relazionale

Non tutti i bambini e ragazzi vivono con lo stesso stato d’animo l’entrata nella scuola! Alcuni sono contenti e fremono dalla voglia e dalla curiosità di sedersi tra i banchi, altri invece percepiscono questo cambiamento come spaventoso e triste.

DA COSA DIPENDE?

“Non ci voglio andare a scuola” è la frase che molto spesso alcuni genitori si sentono dire dal proprio figlio. Una frase che racchiude un insieme di emozioni tra cui Paura e Angoscia: l’angoscia legata soprattutto alla separazione momentanea dalla mamma, e la paura legata al cambiamento della propria routine, alla presenza di altri bambini o ragazzi che non si conoscono.

Ma alla base della mancanza di entusiasmo nei confronti della scuola, oltre a fattori emotivi, vi sono molte volte anche fattori legati all’apprendimento.

La scuola rappresenta un momento importante e delicato in quanto sono richieste diverse competenze:

  • Competenze motorie;
  • Competenze sociali e relazionali;
  • Competenze cognitive;

Competenze, queste, che se messe insieme in equilibrio portano all’apprendimento. Non

La Dott.ssa Simona D’Elia, psicologa specializzata in ambito evolutivo e pediatrico e specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale

sempre però tutti i bambini/ragazzi riescono in questo, ed è qui che si collocano le “Difficoltà Scolastiche”: una problematica generica che rallenta, ostacola e impedisce il processo di apprendimento, causando prestazioni scolastiche inferiori alla media e che portano alla bocciatura e, in alcuni casi, all’abbandono della scuola.

PERCHE’ QUESTE DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE?

Le difficoltà scolastiche comprendono:

  • Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): nei bambini con questi disturbi si riscontra un’intelligenza nella norma! Ciò che causa le difficoltà è una mancata maturazione biologica delle aree cerebrali adibite alla lettura, scrittura e calcolo.
  • Difficoltà socio-culturali: bambini adottati, bambini stranieri.
  • Difficoltà emotive e relazionali: ansia, bassa autotisma ,ecc..
  • Disturbi del neurosviluppo: ADHD, autismo, disturbi del linguaggio, ecc..
  • Difficoltà relazionali e comportamentali.

MA COME SI SENTONO LORO?

I bambini/ragazzi con difficoltà scolastiche vivono l’ambiente scolastico e i compiti con ansia e frustrazione: infatti, essi fanno fatica durante lo svolgimento di compiti e/o attività che richiedono tutte quelle competenze citate sopra. Pertanto, si percepiscono impotenti, inadeguati e non competenti e per tali motivi non si pongono obiettivi, non investono energie ed attenzione in compiti e attività che, secondo loro, si riveleranno comunque essere dei fallimenti.

La mancanza di coinvolgimento, autostima e senso di autoefficacia porta a quella che in psicologia viene definita “profezia che si autoavvera”: quanto più ci percepiamo inadeguati, incapaci e demotivati, tanto più eviteremo di impegnarci per raggiungere quell’obiettivo, con il conseguente e prevedibile fallimento.

È proprio ciò che accade a questi bambini/ragazzi che credendo di non potercela fare rimangono fermi a guardare, rinforzando sempre più la loro errata credenza.

COME FARE PER AIUTARLI?

In questi casi è importante lavorare sull’autostima del bambino o del ragazzo, aiutandolo a riconoscere i propri punti di forza così da rafforzarli e farvi leva per compensare i punti deboli.

È altresì importante aiutarlo a riorganizzare il materiale scolastico, trovando il metodo di studio più utile e funzionale per lui anche attraverso un piano didattico personalizzato (PDP) che gli consenta di raggiungere gli stessi obiettivi formativi e di apprendimento dei suoi compagni di scuola.

 

 

 

 

 

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