Cultura e Società

Neofascismo e l’incubazione del germe fascista

Puntualmente, non appena si presenta l’occasione giusta, specie nei momenti di maggior confusione e tensione sociale, fa la sua ridicola comparsa quella che molte ragionevoli persone definiscono la feccia fascista.

Di certo sorge spontaneo rispondere a tutti coloro che dall’alto della loro superbia giudicano il fascismo come un argomento superato o in qualche modo “vintage”, non pensando minimamente alle  drammatiche conseguenze sociali ma io aggiungerei anche psicologiche, che questo fenomeno ha inesorabilmente provocato all’interno della società,  e in particolar modo nei sui esaltati adepti.  Ma giunti a questo punto è giusto chiedersi il perché sull’orlo del 2020, e dopo tutto ciò che l’umanità sta passando, siano ancora presenti movimenti fascistizzanti o che si richiamano al quel tipo violenza sociale e politica e soprattutto perché non sono dichiarati fuori legge data manifesta incostituzionalità.

La verità è che il fascismo come fenomeno non è mai scomparso, la ripresa dell’attivismo da parte di quei gruppi che potremmo definire, neofascisti e neonazisti, ha avuto una lunga incubazione, che inizia subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale quando le potenze vincitrici, spaventate da una possibile rinascita nazista o fascista, si adoperarono in una manovra di epurazione di tutte quelle entità , attivisti e collaborazionisti, dei governi dell’ Asse; questa operazione epuratrice svolta, per lo più mediante processi giuridici, il più celebre è quello di Norimberga 1945-1946, aveva il significativo ruolo di compiere un procedimento di defascistizzazione e denazificazione della società civile, eliminando possibili residualità dannose alla potenziale ripresa e costruzione di modelli democratici di riferimento; ma i risultati di questa operazione furono parzialmente soddisfacenti a causa di diverse motivazioni. Prima fa tutte ovviamente, ed è quella di cui parleremo in questa breve disamina, fu la fuga dei “magnati” fascisti e nazisti verso mete esotiche ed europee

La “fuga”

Se provassimo a definire una linea storica sul processo d’incubazione del virus fascista e nazista , dobbiamo orientarci dal 1944, quando già prima della fine del conflitto, tra molti gerarchi nazisti, consapevoli della sconfitta, aleggiava possibilità di una fuga dall’Europa; con la fine della guerra la fuga verso il sud America, divenne un vero e proprio flusso migratorio, soprattutto verso l’Argentina peronista, le cui manifeste affinità ideologiche, supportavano la possibilità di una rigenerazione nazifascista con prospettive di diffusione trans-europee, inserendosi nelle dinamiche politiche dell’estrema destra locale.  Ma gli approdi, per quelle residualità nazifasciste, che avevano intuito l’imminente capitolazione dell’Asse, erano presenti anche nel continente europeo e in alcune zone del continente africano.

Contando sull’affinità ideologica del franchismo, la Spagna divenne punto nevralgico d’irradiazione di una capillare rete di propaganda e riorganizzazione dei nazifascisti in fuga, difatti trovarono rifugio criminali di guerra del calibro di Ante Pavelic’, fondatore del movimento nazionalista croato Ustascia, o di Leon Degrelle, comandante della divisione Waffen ss Wallonie sul fronte orientale, che nel dopoguerra sarà esponente di punta del neonazismo.

L’approdo africano per i fuggiaschi nazifascisti fu il Cairo, dove godendo della simpatia di esponenti d’élite del mondo islamico, costituirono un importante industrioso punto di riassetto nazifascista, anche nella prospettiva di una possibile penetrazione europea, data la posizione strategica della città.

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