"Morte accidentale di un anarchico", Dario Fo racconta Giuseppe Pinelli
Cultura e Società

“Morte accidentale di un anarchico”, Dario Fo racconta Giuseppe Pinelli

Il  5 dicembre del 1970, a Varese, Dario Fo e il suo gruppo teatrale “La Comune” portarono in scena una commedia sulla morte per defenestrazione dell’anarchico Giuseppe Pinelli;. a cinquant’anni dalla scomparsa, il giornalista Paolo Brogi, nel libro “ Pinelli: L’innocente che cadde giù”, racconta dettagli e indiscrezioni mai rivelate prima.

Giuseppe Pinelli, era un padre di famiglia, un gran lavoratore, una persona buona e autentica, per lo Stato Italiano aveva un solo difetto; l’essere anarchico.  La notte del 15 dicembre 1969, fu pretestuosamente fermato e sottoposto a  interrogatorio riguardo le bombe esplose a Roma e Milano, dopo qualche ora  morì “precipitando” dalla finestra della questura dove subiva l’interrogatorio del commissario Luigi Calabresi.

 

La commedia , Morte accidentale di un anarchico,  non ricostruisce i fatti ma si colloca subito dopo la morte del ferroviere, negli stessi uffici della questura, dove un folle e mitomane (interpretato da Dario Fo) finge di essere un ispettore del Ministero che indaga sui fatti, dichiarandosi disposto a insabbiare la responsabilità delle forze dell’ordine ma, nel frattempo, mettendo in ridicolo la ricostruzione fornita dal commissario Calabresi.
Nasce una commedia degli equivoci spassosa e al vetriolo, che non mostra violenza ma la descrive facendo ampio ricorso all’assurdo e al paradosso. Per far ciò, l’autore lesse verbali e interviste agli indagati, aggiornando il testo ogni volta che era rivelato qualche nuovo dettaglio, e giocò a mettere in discussione la versione ufficiale, quella dell’anarchico che vola “accidentalmente” da una finestra aperta della questura, a mezzanotte in un gelido dicembre milanese. Anche un folle sarebbe in grado di mettere in crisi la difesa della questura di Milano: è questo il messaggio che si legge tra le righe di Morte accidentale di un anarchico.
Lo sberleffo delle istituzioni costò non pochi problemi a  Dario Fo, che per evitare almeno un po’ di querele, dovette cambiare i nomi di persone reali e spostare il luogo dei fatti negli Stati Uniti, quando nel 1921 un emigrante italiano, un anarchico di nome Salsedo,  precipitò da una finestra del 14° piano della questura centrale di New York. Morte che il comandante della polizia dichiarò trattarsi di un suicidio mentre al termine di una seconda inchiesta venne provato che il giovane anarchico italiano venne letteralmente defenestrato dagli agenti della polizia.

 

 

Oggi, tuttavia, esistono numerose e più recenti interpretazioni dove i personaggi rispondono al proprio vero nome e la questura di Milano è tornata a essere se stessa.

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