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Onestamente non ci meravigliamo del fatto che l’attuale maggioranza sia a favore della privatizzazione del cimitero, essendo un raggruppamento composto per lo più da cosiddetti imprenditori della politica, ovvero quelle persone che da sempre lucrano speculando sulla gestione dei servizi pubblici, quindi è naturale che potendo  profittare anche di questo ulteriore servizio, i soliti noti si ci sono buttati a capofitto.

È altrettanto vero però,  che le dichiarazioni uscite oggi sulla stampa, pronunciate dalla rinomata assessora alla Cultura Marta Petrusewicz sono una macchinosa  e farfugliante concertazione di giustificazioni che rasentano il ridicolo. Gli accenni storici narrati dalla docente riescono a celare le reali intenzioni dell’Amministrazione Manna, anzi sembrano, agli occhi di noi comuni mortali,  un ingannevole tentativo di giustificare un’operazione di potere e denaro.

In altre parole, la professoressa Petrusewicz, convinta marxiana /filo leninista, è a favore di una palese privatizzazione di un servizio pubblico essenziale; senza valutare (cosa ancora più grave)  altre possibili forme di intervento che possano migliorare strutturalmente il servizio senza sottrarre anche concettualmente e affettivamente, un patrimonio che appartiene, non al singolo bensì ad un’intera comunità?

Noi non vogliamo assolutamente credere, che l’assessora  alla Cultura possa giustificare un comportamento che è l’esempio più oscuro del capitalismo moderno, una mera svendita del patrimonio collettivo in favore di privati.

COMPAGNA Petrusewicz, torna in te; Parco Acquatico, Marco Lorenzon (centro sportivo L’Azzurra), il Canile che non si sa che fine abbia fatto, il Palazzetto dello Sport, ora il Cimitero e ci fermiamo qui per non dilungarci.

Ti dedichiamo un pensiero che sicuramente ti gioverà: “ Il carattere distintivo del comunismo non è l’abolizione della proprietà in generale, ma l’abolizione della proprietà borghese. Ora, la proprietà privata borghese è l’ultima e la più perfetta espressione della produzione e dell’appropriazione dei prodotti sulla base degli antagonismi di classe, dello sfruttamento degli uni sugli altri.

 

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