Mafia e Politica: La signoria territoriale e il Social Syndacate.
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Mafia e Politica: La signoria territoriale e il Social Syndacate.

“Verrebbe da chiedersi cosa spinga una mafia, definita imprenditrice e che fattura miliardi di euro all’anno, ad interessarsi delle magre risorse di uno sperduto comune dell’Aspromonte e  dell’entroterra siciliano”. (Mete, 2009)

Da questa definizione possiamo dedurre, che la chiave di lettura dell’infiltrazione mafiosa nella politica non è riconducibile solo alla matrice economica o all’uso della violenza tipico dell’agire mafioso, ma è il frutto di una dominio dittatoriale che si estende su tutte le attività che si svolgono su una determinata area territoriale; questa signoria territoriale è alla base del ruolo politico più ampio esercitato mediante l’interazione con gli apparati amministrativi e i centri di potere decisionale. Dunque si definisce una concreta azione di socializzazione mafiosa all’interno della sfera politica.

Per meglio comprendere le dinamiche che determina l’attrazione fra questi due centri di potere , Mafia e politica, si deve analizzare il duplice aspetto che caratterizza ogni organizzazione mafiosa: la mafia come Power Sydancate e come Enterprise Syndacate (Block 1980). La prima dimensione riguarda l’egemonia territoriale interpretata come un vero è proprio controllo totalitaristico del territorio di tradizionale insediamento, mediante azione coercitive e azioni di socializzazione civile, necessarie per la sopravvivenza strutturale dell’organizzazione; la seconda dimensione si definisce,  secondo quanto asserisce Lupo(1996), in un reticolo di affari che taglia trasversalmente le organizzazioni a cui gli affiliati possono partecipare a certe condizioni di favore, ma rischiando e guadagnando in quanto singoli.

Un’orbita imprenditoriale in cui le organizzazioni spaziano investendo capitali legali e illeciti, territoriali ed extraterritoriali, che spesso si intersecano provocando un “occulto connubio”in grado di distorcere la realtà socio-politica ed economica del territorio. Appare dunque evidente che la distinzione è solo terminologica in quanto le dimensioni sono interconnesse in una situazione di reciprocità; l’una è determinate per la sopravvivenza e realizzazione dell’altra. È  in queste dinamiche interconnettive che si realizza il rapporto politico-mafioso.

Risulta infine del tutto evidente che la gestione di una cosi ramificata rete relazionale costituisce il nesso funzionale indispensabile affinché l’organizzazione mafiosa possa sviluppare in continuità il reticolo d’interessi legati sia alla dimensione economica, sia per il radicamento e la diffusione territoriale mediante azioni di socializzazione della società civile plagiata da questa falso tentativo di legittimazione sociale.

La ‘Ndrangheta diviene cosi, oltre che un soggetto economico, anche un soggetto politico e sociale, contribuendo a dare risposte “drogate” ai bisogni insoddisfatti dai limiti e dall’assenza di politiche pubbliche.

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