L’irrimediabilità: figlia del Covid-19
Cultura e Società

L’irrimediabilità: figlia del Covid-19

A cura di Lara Ardimentoso

Il 31 Dicembre 2019 io e il mio Mondo conoscemmo il nostro più grande nemico, lo chiamavano Covid-19 ma al tempo, guardando dalla finestra di casa ero certa che per quanto forte ed invincibile non avrebbe mai oltrepassato quelle mura di cemento armato che mi proteggevano. Il 4 Marzo 2020 il mio Mondo però non era più “quel cerchio verde e blu che tutti disegnano” ma era diventato rosso, il nostro nemico aveva distrutto anche quel cemento armato che beh, aveva superato ostacoli ben più enormi.

Oggi 28 Aprile io e il mio Mondo abbiamo conosciuto qualcuno di ancora più pericoloso… Oggi fuori dalla finestra di casa vedo solo delle “casse”, i miei giorni perduti, i miei attimi volati via così come le foglie spazzate via da quel venticello che per quanto innocuo divora i nostri momenti più belli. Con il suo fiato sul collo, ogni volta sola con me stessa capisco quanto ho paura di non poter più avere la MIA NORMALITÀ, quella che disprezzavo così tanto, capisco quanto mi pento perché quelle piccole cose che non apprezzavo in realtà erano come i diamanti che prima di diventare così preziosi sono semplici rocce, come tutte le altre.

Vorrei non rimanere mai più sola con me stessa perché quando lo faccio c’è sempre lei che mi parla, c’è sempre lei che mi ricorda quanto in realtà amavo ridere fino a tardi con le mie amiche, quanto in realtà amavo poter parlare con i miei compagni e le mie professoresse invece di sentire questa voce metallica che mi fa male al cuore perché non ci sono più le emozioni pronte a nutrirlo. Quanto mi manca poter abbracciare mio nonno e sentire quella pelle un po’ rugosa ma così morbida o quanto mi manca poter uscire fuori ad annusare l’aria che ora con la mascherina non ha più lo stesso profumo. Quanto mi manca la mia libertà!

Penso si sia capito di chi parlo, il suo nome è “irrimedibilità”, alcune volte provo ad immaginarla e la ritrovo davanti i miei occhi, è una donna che sembra così cattiva, crudele ma che nonostante tutto lo avverto, ha qualcosa da potermi insegnare. Si, perché alla fine dei conti non importa solo ciò che hai perso ma cosa puoi capire da esso ed io oggi una cosa l’ho capita. Ho capito che una volta che la lancetta dell’orologio va avanti, l’ora, il minuto ma ancora di più il secondo che è passato non si può più recuperare. C’è solo una
cosa che si può fare, far si che quel secondo diventi quello più bello della nostra vita anche se siamo certi che dopo ne verrà un altro, perché alla fine la vita è così imprevedibile, non si sa mai può essere che l’orologio sia fermi da un momento all’altro. È solo così che guardando fuori dalla finestra le mie casse non ci saranno più, è solo così che potrò da questo istante incominciare la mia vita, quella vera. È solo così che potrò ringraziare coloro che lottano ogni giorno per far sì che i miei due più grandi nemici non distruggano del tutto le porte della mia vita ma ringraziare soprattutto coloro ai quali però le porte sono state aperte, con forza senza neanche chiedere.

Affrettiamoci a vivere ogni istante perché al tramonto della vita saremo giudicati proprio su
questo ed è così che non avremmo nemmeno paura della morte perché ciò di cui dobbiamo avere realmente paura è di non iniziare più a vivere. Ora, mi resta solo una cosa da fare prendere per mano il mio Mondo ed aiutarlo a rialzarsi. Ma soprattuto dopo aver combattuto coloro che hanno fermato l’orologio della nostra vita, intrappolandoci in questa gabbia dalle sbarre invisibili che ci rende così deboli, che ci rende come il granello di sabbia più piccolo di fronte alla loro potenza ,inginocchiarci di fronte la grandezza del Tempo e la maestosità dell’Esistenza. Questa è la mia storia!

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