L’impatto psicologico della pandemia
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L’impatto psicologico della pandemia

A cura della dottoressa  Carmela Renzo

Mai come in questo lungo periodo abbiamo avuto e continuiamo ad avere bisogno di parole per dare un significato alle sensazioni ed emozioni che stiamo vivendo. I Dpcm scandiscono il nostro ritmo personale tra contatto e ritiro, influenzano le nostre scelte di vita relazionale. Ci ritroviamo a subire una solitudine imposta dai tentativi di contenere l’avanzare del virus. Come sopravvivere emotivamente? Molti si sono posti in un atteggiamento di attesa, aspettando quel giorno in cui si potrà ritornare a vivere come prima. Ma quello dell’attesa è un tempo logorante, costellato da delusioni.

CHE IMPATTO HA A LIVELLO PSICOLOGICO QUESTA PANDEMIA?

La rivista scientifica The Lancet, non molto tempo fa, ha pubblicato uno studio sull’impatto psicologico del Coronavirus. Lo ha messo in relazione ad altre situazioni simili del passato (seppur non con lo stesso impatto). Una fra tutte è stata la quarantena messa in atto in varie zone della Cina a seguito dell’epidemia da SARS del 2003. In quella situazione, la popolazione fu costretta a rimanere in quarantena per dieci giorni, periodo che è servito agli psicologi locali per analizzare l’effetto di questo genere di emergenza.

-GLI EFFETTI DELLA QUARANTENA

Per cominciare, sappiamo bene come una delle misure che i governi hanno attuato per prevenire la diffusione del Coronavirus e per superare la malattia (quando i sintomi sono lievi), è quella della quarantena. Questa implica il totale isolamento per una durata di almeno 15 giorni. Le ricercatrici che hanno portato a termine lo studio sono giunte alla conclusione che superati i dieci giorni di isolamento totale la mente inizia a cedere. Dall’undicesimo giorno compaiono stress, nervosismo, ansia. Avendo avuto in molti casi reclusioni molto più prolungate, è facile immaginare come gli effetti siano potuti essere ancor più difficili da gestire per la maggior parte della popolazione.

-LA PAURA OSSESSIVA DI CONTAMINAZIONE

Entrando invece più nello specifico della clinica, una delle conseguenze psicologiche più evidenti del COVID-19 è tuttora per molte persone la paura di essere infettati o di poter infettare gli altri senza saperlo. E’ importante sottolineare che, quando una situazione di epidemia o pandemia si espande, la mente umana tende a sviluppare delle paure irrazionali. Pian piano è possibile aver sviluppato paure sempre più infondate, come il timore irrazionale che l’infezione possa provenire dagli alimenti che mangiamo, oppure che possa essere trasmessa dai nostri animali domestici. Ciò può aver scatenato veri e propri sintomi ossessivo-compulsivi.

-I SINTOMI DEPRESSIVI

In un contesto in cui l’interazione sociale è stata ridotta al limite per settimane o per mesi, dove regnava il silenzio nelle strade normalmente rumorose e affollate e siamo stati costretti a stare chiusi in casa, è ovvio come noia e frustrazione siano stati ben presenti nelle nostre giornate. L’incapacità di mantenere il nostro stile di vita e la nostra libertà di movimento (sia fisica che mentale) ha fatto precipitare molte persone verso un baratro di emozioni complesse e problematiche. In certi casi questo può aver scatenato o slatentizzato dei veri e propri sintomi di tipo depressivo. Inoltre l’inconsapevolezza rispetto a quanto durerà questa limitazione delle nostre libertà personali e relazionali, non fa altro che amplificare e cronicizzare determinati stati d’animo negativi. Il rischio maggiore per le persone psicologicamente vulnerabili Come dicevamo all’inizio, e forse è questa la conseguenza che dobbiamo tenere più presente. La popolazione più vulnerabile è composta da quelle persone che già prima della comparsa del virus presentavano quadri più o meno importanti di depressione,fobie, ansia generalizzata,disturbi ossessivo-compulsivi. Il periodo di isolamento, il bombardamento mediatico e le continue restrizioni alla vita normale a cui erano abituati, possono senza dubbi aver aggravato le loro condizioni di salute psicologica. Possono inoltre aver avuto diversi tipi di effetti collaterali, per loro e anche per i loro familiari, conviventi e conoscenti. Alla luce di ciò, è di vitale importanza che si sentano supportate e che non trascorrano troppo tempo isolate con i propri disagi.

Per concludere, c’è un fattore che accomuna tutti noi in questo periodo di pandemia. E’ un fattore pericoloso, che può impattare negativamente sulla salute mentale di noi tutti ed è il cosiddetto pensiero catastrofico. Si tratta della tendenza ad anticipare sempre il peggio, quella vocina che ci sussurra che perderemo il lavoro, che le cose non torneranno come prima, che finiremo in ospedale, che qualche persona a noi cara non ce la farà, che l’economia crollerà, che non ci saranno vie di uscita alla situazione, ecc. Ovviamente, anziché aiutare, questi pensieri non fanno altro che complicare la realtà che stiamo vivendo. La rendono più faticosa e sicuramente meno piacevole o rassicurante

Carmela Renzo

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