Politica Estera

Libia: la Francia dei valori liberali, ma con il vizio del colonialismo!

Oggi, dopo l’annuncio di Macron, viene riaperta l’ambasciata francese a Tripoli per, sempre su dichiarazioni del Presidente della Repubblica francese, accompagnare la transizione “democratica” della Libia dopo l’insediamento del governo di Abdul Hamid Dbeibah, imprenditore vicino a Turchia e Russia, deciso a Ginevra tramite il voto di una sorta di 75 grandi elettori (deputati ed esponenti della società civile del Forum di dialogo politico libico) sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il governo ad interim si è insediato dopo la fine della guerra civile, causata dalla caduta di Gheddafi, tra le forze di Haftar e il governo Serraj riconosciuto internazionalmente. Per capire la velleità francese di forza stabilizzatrice, dobbiamo fare un passo indietro per comprendere il rapporto tra Africa e Francia.

Il colonialismo francese iniziò durante il XV secolo, come d’altronde fecero tutte le potenze europeo di quel periodo. L’obiettivo primario della colonizzazione era molto semplice: dalle colonie si dovevano esportare materie prime dirette verso il continente europeo in cambio di prodotti manifatturieri di basso livello donati alle popolazioni locali. Non solo, furono create triangolazioni per rendere possibile la produzione di materie prime nelle Americhe. Spiega la Prof.ssa Carcangiu, docente di Storia e istituzioni dell’Africa all’università di Cagliari:

Le navi iniziavano il loro viaggio partendo dall’Europa, dalla Gran Bretagna e dalla Francia in primis. Porti importanti quali Liverpool, Bristol, Bordeaux, Amsterdam furono coinvolti: qui le navi cosiddette negriere venivano caricate di tutte quelle merci precedentemente dette. Si salpava in direzione degli empori che erano stati costruiti lungo le coste dell’Africa occidentale a sud del Sahara. Una volta approdati sulle coste africane, venivano comprati e caricati gli schiavi e le altre merci. Da qui le navi negriere partivano alla volta dell’America dove mettevano in vendita la preziosa merce umana, scambiata con altre merci dei prodotti coloniali: principalmente zucchero e cotone

Dopo la tratta degli schiavi e la colonizzazione di America e India, fu la volta della fase di colonizzazione stricto sensu africana, fase che iniziò nel 1830 durante il regno di Carlo X con la conquista di Algeri, prima e vera colonia di popolamento francese che costituì il modello per la successiva espansione in Africa settentrionale e che “terminò”, formalmente, nel 1962 con la fine della sanguinosa guerra tra il Fronte di Liberazione Nazionale Algerino e le truppe francesi. Dopo la fine del conflitto, il generale De Gaulle, concedeva l’indipendenza (sempre formale!!!) all’Algeria con gli accordi di Evian del 18 marzo 1962. Ma la presenza francese in Africa non terminò mai veramente.

La lingua ufficiale delle ex-colonie di fatto rimane il francese – si guardino i nomi delle c.d. Repubbliche africane, un copia e incolla della République francese -, le classi dirigenti africane sono cooptate dalla République e le imprese di rilevanza strategica nazionale, tipo la Total, sfruttano ancora le terre del continente nero dagli anni ’50 circa. Per non parlare del Franco CFA, la moneta dei paesi africani, controllata dalla Francia, valuta che ora ha cambiato nome in ECO, ma che in sostanza ha sempre lo stesso obiettivo: controllare le ex colonie.

Per comprendere le bugie insite nel discorso di Macron basta comprendere cosa è successo nel 2011 in Libia. Scrive Inside-Over:

“Circa 3.000 e-mail declassificate dell’ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton diffuse nel 2016. Alcune di esse raccontano in maniera precisa le vere motivazioni dell’intervento francese e occidentale contro la Libia di Muammar Gheddafi nei primi mesi del 2011. Precisi e cinici interessi geopolitici che hanno spinto la Francia di Nicolas Sarkozy a intervenire militarmente, con il pieno supporto della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e, obtorto collo, anche dell’Italia. Il timore di una valuta panafricana convinse l’Eliseo: la e-mail No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill e poi di Hillary) all’allora Segretaria di Stato Usa Hillary Clinton, dal titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, svela la verità sull’intervento occidentale in Libia a supporto degli insorti.

<<Secondo le informazioni disponibili – scrive Blumenthal – il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento. Durante la fine di marzo 2011 questi stock sono stati spostati nel Sabha (sud-ovest in direzione del confine libico con il Niger e il Ciad); presi dai caveaux della Banca centrale libica a Tripoli.>> Questo oro prosegue, <<è stato accumulato prima dell’attuale ribellione e doveva essere utilizzato per stabilire una moneta panafricana basato sul dinar libico. Questo piano è stato progettato per fornire ai Paesi africani francofoni un’alternativa al franco francese (Cfa). Gli ufficiali dei servizi segreti francesi hanno scoperto questo piano poco dopo l’inizio della ribellione in corso e questo era uno dei fattori che hanno influenzato la decisione del presidente Nicolas Sarkozy di impegnare la Francia nell’attacco alla Libia.>>

Ecco perché la Francia è intervenuta contro Gheddafi in Libia. Oltre alla questione legata al Franco Cfa  e al progetto di Gheddafi di coniare una moneta panafricana basa sul dinar libico, Blumenthal, riassume al Segretario di Stato le motivazioni interveniste di Nicolas Sarkozy: <<Il desiderio di ottenere una quota maggiore della produzione petrolifera della Libia; aumentare l’influenza francese in Nord Africa; migliorare la sua situazione politica interna in Francia; fornire alle forze armate francesi l’opportunità di riaffermare la propria posizione nel mondo; affrontare la preoccupazione dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi di soppiantare la Francia come potenza dominante Africa francofona).>>”

Ora, dopo l’eliminazione di Gheddafi, lo scoppio di una guerra civile per causa francese, magicamente, la “République” riapre l’ambasciata a Tripoli per “difendere questo programma di stabilità e sovranità”…. Quanto è vergognoso tutto ciò?

 

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