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Libera letteRa: Demagogia e decadenza dell’ esercizio della democrazia

Populismo e Demagogia

Di Enrico Crispino

Oggi, in politica, basta sapere annusare l’aria giusta per assurgere agli onori delle cronache e godere di qualche ben remunerato incarico.
Se ai tempi di Nenni, Amendola, Moro lo studio e il merito erano ancora e in buona parte, il confine oltre il quale non si poteva arretrare, oggi il merito è una specie di “flatus vocis”, di distintivo, di ideologia spicciola subito inapplicata.
Personaggi improbabili, mere pedine della scacchiera politica, entrano sotto l’ombrello protettivo del “padrone” di turno.
È una specie di nirvana, che scioglie le determinazioni individuali, ideali, politiche e assomma tutto in un nulla che è un tutto, il tutto degli incarichi pubblici e delle prebende.
Il cambiamento, il rinnovamento? è solo quello “narrato”.
È come il gattopardo: cambia tutto perché non cambi nulla. A parte gli status personali dei furbetti.
Ma la democrazia, in questo modo, paga un prezzo altissimo in termini di qualità.
Il cittadino si allontana sempre più dalle vicende di “palazzo”.
E quelli che ancora oggi agiscono e s’impegnano solo sulla base di principi di natura ideale, molto spesso sono portati a “gettare la spugna“, perché non si sentono rappresentati da chi fa della politica una merce di scambio, un mero strumento di conquista di posizioni di favore o di rendita.
Contribuendo, così, ad aumentare la forza propagandistica del messaggio populistico, che costruisce le proprie fortune elettorali sulla critica del trasformismo, creando però le premesse di un’ulteriore malattia, non meno pericolosa del trasformismo stesso: la demagogia, che diviene la forma più evidente della decadenza dell’ esercizio della democrazia.

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