L’Europa, il governo Draghi e il partito che non c’è
Politica

L’Europa, il governo Draghi e il partito che non c’è

Di Adolfo Villani

In questo quadro se l’Europa vuole partecipare da protagonista al processo di riconfigurazione e di democratizzazione della globalizzazione ha bisogno di unire alla sfida rappresentata della rapida ed efficace attuazione del piano di ricostruzione e di riconversione ecologica della sua economia, un grande sforzo di accelerazione del processo di integrazione politica, attraverso un piano di riforme nella struttura istituzionale che la mettano in condizione di trasformarsi da grande mercato comune in un vero Stato Federale di dimensione continentale e dunque in una grande potenza democratica globale.

L’avvento del governo Draghi, che è una delle personalità più credibili ed autorevoli sul piano internazionale, mette l’Italia in condizione di dare quel contributo determinante alla costruzione di una nuova Europa che è fin qui mancato. Ovviamente per questo compito la figura del premier è importante ma non basta. Serve una azione politica forte nel Paese che riesca a mobilitare le migliori energie e competenze della società italiana per sostenere il governo Draghi sul piano della qualità della proposta politica, della necessaria battaglia delle idee, della costruzione, anche sul piano organizzativo, di un movimento paneuropeo che faccia sentire il peso della parte sana e più avanzata dell’opinione pubblica del Continente. Servono partiti che non siano una sommatoria di correnti personali chiuse ma soggetti capaci di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e un nuovo fecondo rapporto tra politica e competenze, che sono mai come ora indispensabili perché la politica possa porsi all’altezza della grande trasformazione in atto e delle sfide che essa pone. E’ questo il grande vuoto che si avverte.

Certo può e deve provarci il PD, che è pur sempre figlio delle migliori tradizioni politiche riformiste del Paese. Le dimissioni di Zingaretti sono state però la dimostrazione di quanto difficile e complicato sia questo compito. La scelta di Letta come nuovo segretario è stata motivata, tuttavia, da questa ambizione, molto presente nel suo discorso di insediamento. Ma per trasformare un partito che ha conosciuto la deriva correntizia, che è sotto gli occhi di tutti, non bastano le buone intenzioni. Qui non si tratta di promuovere un cambiamento di toni e di facciata ma di proporre un percorso di apertura vera alla società. Un percorso chiaro, convincente, da cominciare a praticare subito. Fino ad ora abbiamo visto solo segnali di fumo. Ma servono sostanza, tanta carne da mettere sul fuoco e tempi certi. La nuova situazione politica, se presenta l’opportunità del riflusso del populismo, toglie al PD quella rendita di posizione che gli è derivata dall’essere divenuto oggettivamente, dopo le politiche del 2018, l’unico argine alla deriva dell’antipolitica e del nazionalismo. Ora il terreno è più avanzato, il compito più alto. Richiede più qualità dell’elaborazione, della proposta e dell’iniziativa politica in rapporto ad obiettivi che devono essere necessariamente ambiziosi se li vogliamo adeguati alla fase. Il vuoto politico è troppo grande per pensare che possa rimanere troppo a lungo tale.

La rigenerazione del sistema politico italiano è una necessità e la partita va giocata ora.

 

Fonte:https://adolfovillani.blog/2021/04/02/leuropa-biden-draghi-la-riconfigurazione-della-globalizzazione-e-il-partito-che-non-ce/?fbclid=IwAR1bcPbFHWGhOqq5a7AGANRkpsZ5lAe2rHBYelUKCFxDFyy8sZeQ8AzjKhg

 

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