L’ abitudine: negazione della libertà politica?
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L’ abitudine: negazione della libertà politica?

“abituare il popolo a delegare ad altri la conquista e la difesa dei suoi diritti, è il modo più sicuro di lasciare libero corso all’arbitrio dei governanti”

L’abitudine, o meglio la tendenza alla ripetizione costante di un determinato atteggiamento o comportamento potrebbe essere una delle possibili variabili, in grado forse di razionalizzare la taciuta impassibilità etica e civica,  dinnanzi a quella indescrivibile ammucchiata politica che attualmente dirige il paese, Lega e M5S.

Ebbene, succubi dell’abitudine, domesticati alla credenza populistica del continuo promettere e professare, siamo divenuti vittime impassibili di questo finto spazio partecipativo, la sola funzionalità e utilità del singolo è relegata ad una delega o meglio ad una preferenza, gli spazi di partecipazione attiva e tangibile non esistono più; la libertà politica,  intesa come il concreto incidere sulle scelte e le proposte determinate dall’ emancipato associazionismo, è divenuta un’ipotesi fittizia, per alcuni un’espressione digitalizzata, per altri un concorso di interessi dove poter lucrare, per altri invece una semplice parola.

Divenuti esseri politicamente anaffettivi, subiamo continuamente le manovre e i tatticismi dell’imprenditoria  politica,  di chi seduto in un bar o in ristorante decide le sorti del paese sulla base del tornaconto personale, o meglio ancora di uno stipendio garantito e duraturo; ed ecco allora che ogni possibile scempio, ogni tatticismo clientelare, diviene paradossalmente lecito, e di tacito assenso.  Di cosa meravigliarsi?

Non ci siamo meravigliati, e continuiamo a non farlo, del berlusconismo, di chi ha magicamente amalgamato legalità e illegalità anteponendo l’interesse privato ed egoistico a quello collettivo, di chi ha fatto un uso personalissimo della maggioranza parlamentare(il caso Ruby giusto per citarne uno), di chi ha negativamente cambiato il modo di intendere e interpretare l’agire politico, spostando l’attenzione pubblica sui personalismi spettacolarizzati, peggio del Truman Show per intendersi, piuttosto che sulle idee e sui contenuti.  Non ci meraviglia nemmeno il renzismo, un balzo anacronistico che ci riporta alla politica del notabilato e del trasformismo giolittiano, minimo nella considerazione e nell’analisi dei processi di autodeterminazione delle realtà locali, ripropone un moderno classismo.

Non ci meraviglia nemmeno ritorno del terrorismo nazifascista, ampiamente tollerato  dai vari Salvini e Meloni, che acutizzando la conflittualità sociale, professando la cultura dell’intolleranza e della discriminazione razziale, pongono le basi per la diffusione della violenza gratuita, dell’odio razziale e della criminalizzazione. La “banalità del male” espressione dal terrorismo religioso, che migliaia di vittime innocenti sta mietendo nel mondo, ha la stessa  sostanzialità del terrorismo politico stragista, di chi in nome di un’assurda ideologia, spara su una folla di innocenti. La violenza andrebbe sempre condannata, non giustificata.

Non ci meraviglia nemmeno il grillismo dei penta stellati, che non si discosta molto dal renzismo e dal berlusconismo, anzi è possibile trovare  molte analogie fra le due,  ad esempio  provate ad immaginare Renzi capo politico del M5S, Berlusconi segretario del PD,  e Di Maio leader di Forza Italia, io personalmente non noterei alcuna differenza. “Lo Tsunami”del padre fondatore comunque ha scosso un enorme polverone, ma a furia di scuotere, il polverone ha risucchiato anche loro.  La non volontà dei penta stellati,  abilmente celata dall’aggressività accusatoria nei confronti di chi non è come loro, risiede sostanzialmente nella consapevolezza del cosiddetto “direttorio”  di piegarsi alla volontà di quell’establishment che loro stessi criticano aggressivamente;  casta, élite,  non sono terminologie che appartengono solo ed esclusivamente alla dimensione politica, esse sono la rappresentazione di una società classista, fatta di lobby, massonerie, grande imprenditoria, che devono in un modo o nell’altro riciclarsi, e quale brand migliore se non quello della “Casaleggio e associati”; direi reazionari piuttosto che rivoluzionari.

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