La strage di Piazza Fontana e il Terrorismo neofascista
Politica Nazionale

La strage di Piazza Fontana e il Terrorismo neofascista

La “Strategia della Tensione”, paura e violenza

Il 12 dicembre 1969, nel centro di Milano, un’esplosione a piazza Fontana presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura  causò 17 morti e 88 feriti. Nel tempo di cinquanta minuti, a Roma  altri ordigni esplosero alla Banca Nazionale del Lavoro in via San Basilio, uno in Piazza Venezia e un altro all’Altare della Patria; una seconda bomba venne ritrovata inesplosa in piazza della Scala a Milano.

In un primo momento, saranno ingiustamente indiziati i gruppi anarchici, furono interrogati  subito Giuseppe Pinelli, e Pietro Valpreda; quest’ultimo venne riconosciuto da una dubbiosa e pretestuosa testimonianza di un tassista, successivamente decostruita; noti esponenti della stampa esclusero da subito la pista anarchica, Indro Montanelli in una dichiarazione asserì: “ho escluso immediatamente la responsabilità degli anarchici per varie ragioni: prima di tutto, forse, per una specie di istinto, di intuizione, ma poi perché conosco gli anarchici”. Gli anarchici non sono alieni dalla violenza, ma la usano in un altro modo: non sparano mai nel mucchio, non sparano mai nascondendo la mano. L’anarchico spara al bersaglio, in genere al bersaglio simbolico del potere, e di fronte. Assume sempre la responsabilità del suo gesto. Quindi, quell’infame attentato, evidentemente, non era di marca anarchica o anche se era di marca anarchica veniva da qualcuno che usurpava la qualifica di anarchico”.

Pietro Valpreda

Al termine di un’odissea processuale durata circa trentacinque anni e sette processi in varie città d’Italia, tutti gli accusati dell’eccidio saranno sempre assolti in sede giudiziaria. Solo nel 2005 la Corte di Cassazione si pronuncerà  sostenendo che la strage di piazza Fontana fu realizzata da “un gruppo eversivo di estrema destra, costituito a Padova, nell’alveo di Ordine Nuovo” , capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura,  non più processabili in quanto «irrevocabilmente assolti dalla Corte d’assise d’appello di Bari per questo stesso reato.

La strage di piazza Fontana, è una delle tante pagine buie della storia repubblicana, che fanno parte di quel periodo denominato “Strategia della Tensione”;la parola predominante era  sospetto e paura, anni difficili, in cui l’acutizzarsi della tensione sociale, fu manipolata e sfruttata da forze reazionarie e violente, colluse con servizi segreti deviati, criminalità organizzata e gruppi neofasciti. L’obiettivo era sovvertire coercitivamente, il vivere libero e democratico sancito e garantito dalla Costituzione, anche a prezzo di numerose vittime innocenti.

Il periodo stragista ha segnato indelebilmente la vita degli italiani,; ma quanto abbiamo realmente appreso da quel periodo, se oggi ci rifuggiamo nuovamente dietro l’accettazione di una società violenta?

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