La storia del bandito Giuliano
fonte: Corriere.it
Cultura e Società

La storia del bandito Giuliano

Eroe separatista o spregiudicato criminale?

Salvatore Giuliano, noto come il bandito, fu un personaggio la cui vita è avvolta da mistero e ambiguità. Intorno alla storia del bandito siciliano si sono susseguite diverse narrazioni, alcune delle quali lo etichettano come il spietato mandante della strage di Portella della Ginestra, altri lo inquadrano come un ribelle romantico vittima della strumentalizzazione del potere politico.

La vita di Giuliano fu breve ma intensa; durante la prima fase della sua carriera criminale, lui e la sua banda compirono rapine e sequestri di persona ai danni dei ricchi latifondisti siciliani, alimentandone il consenso tra i contadini e i ceti più poveri. L’auge costruita intorno al suo nome indusse i leader del Movimento Indipendentista Siciliano a coinvolgerlo nel progetto separatista dell’isola, conferendogli il grado di colonnello dell’EVIS (Esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia), una formazione paramilitare clandestina, che iniziò subito una cruente guerriglia alle autorità; la figura di Giuliano, molto amata dal popolo, iniziò a diventare un problema per i grandi latifondisti siciliani e i loro protettori della mafia, introvabile per tutti, grazie al sostegno di braccianti e pastori. Il declino della suo consenso fra il popolo siciliano, cominciò con la strage di Portella della Ginestra il primo maggio 1947, dove un gruppo di banditi proclamatisi suoi seguaci sparò sulla folla di braccianti e sindacalisti e in seguito distribuirono dei volantini a sua firma inneggianti all’anticomunismo. A seguito della strage Giuliano perse il sostegno della popolazione siciliana.

Il 5 luglio 1950 il ventisettenne Giuliano venne ritrovato morto nel cortile della casa di un avvocato di Castelvetrano: un comunicato del Comando forze repressione banditismo annunciò ufficialmente che era stato ucciso in un conflitto a fuoco avvenuto la notte precedente con un reparto di carabinieri alle dipendenze del capitano Antonio Perenze. Sin dall’inizio apparvero però diverse incongruenze nella versione degli inquirenti sulla fine del bandito.

Giuliano può essere considerato il primo grande latitante della storia criminale italiana.

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