Cultura e Società

La società ai tempi del covid, tra solitudine ed egocentrismo

Oggi, più che mai, il covid ha fatto emergere le tante contraddizioni e le numerose lacune che la nostra società esprime. Il titolo di questo brutto film potrebbe essere, un virus vi seppellirà, oppure, il sapore della vittoria. Naturalmente la scelta del titolo dipende solo ed esclusivamente da noi e dai nostri gesti quotidiani.

Quotidianità spazzata via definitivamente a marzo del 2019, oramai è quasi un anno che tra alti e bassi conviviamo con questa insensibile piaga sanitaria e psicologica.
Come per natura l’essere umano, per mero spirito di sopravvivenza, tende ad adattarsi alle condizioni esterne che si presentano nel cammino dei nostri giorni, ciò fino ad oggi è avvenuto nelle nostre vite per un tempo limitato, e su i più variegati condizionamenti involontari “esterni”, ma oggi ci trova ad affrontare un condizionamento generale a lunga esposizione, con rinunce anche affettive oltre che economiche.

Personalmente non ho compreso da subito la gravità di questo storico condizionamento sociale, ho iniziato a comprenderlo dopo l’estate, stagione che ha allentato il clima ostile che si era creato nella nostra psiche (chi più, chi meno); ho iniziato comprendere la realtà quando ci siamo apprestati a ripiombare nello sconforto e nella preoccupazione di un nuovo lockdown seppur soft, sempre di limitazioni si tratta.

Ho osservato da un altro punto di vista sui social, i contenuti pubblicati dei miei “seguiti” o “follower”, fate un po’ voi, ed ho notato un variegato mondo di post o storie dove i sentimenti che apparivano, alla fine, erano sempre gli stessi: frasi di speranza, frasi di sofferenza, foto piene di ego foto per disperata mancanza di ego, foto artistiche, foto felici, foto cupe. Insomma il solito variegato mondo dei social è andato avanti.

Mi sono chiesto, allora, cosa è cambiato?
Penso nulla, chiedendomi anche il perché, forse un po’ ho compreso, ma non ne sono sicuro, credetemi, probabilmente la prova del nove sarà quando tutto questo sarà finito.
Dico in anteprima che non sono un portatore di verità, è un semplice pensiero che vorrei condividere! Non faccio di tutta l’erba un fascio. Quello che ho compreso, percepito, è questo. Viviamo una vita improntata nella ricerca delle cose futili, delle cose “super belle”, del fare sempre di più rispetto all’altro. Dimostrarlo con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi costo, di metterlo in mostra, di vivere per l’apparenza in genere, e badate che c e differenza dal lavorare fare sacrifici e togliersi delle soddisfazioni, che sia in un abito, un auto un telefono ecc., dal lavorare e sacrificarsi per mettere in mostra, per dimostrare, ma alla fine voi direte, è cosi!

Ognuno è libero di fare ciò che vuole! Forse avete ragione, ma più osservo è più non vedo reale felicità, equilibrio, noto occhi spenti con sorrisi a trentadue denti, vedo tanti amici ma poca considerazione dell’amicizia, vedo tanti lettori ma pochi pensieri, vedo tanti egoisti mascherati da altruismo, noto gente invidiosa che accarezza, vedo tanto fumo ma poca concretezza, vedo qualcosa peggio del covid, ecco perché non è cambiato nulla.
Non è cambiato nulla perché il leitmotiv nella maggior parte della società è sempre lo stesso. Sta nei fatti, nella vita di ognuno di noi, magari pur volendo adottare un atteggiamento in controtendenza, chi volesse sopravvivere, deve, o piegarsi a quella logica, o di conseguenza emarginarsi con i suoi simili. Il mio ottimismo poi prende il sopravvento, mi confida che un giorno si ritornerà alle piccole cose, e che si godrà di quel che si ha, senza perdere l’ambizione, e vivendo per sentirle realmente le cose, per condividere, invece che per mostrare.

La condivisione, oggi giorno, dovrebbe essere tutto, perché siamo maledettamente soli con i nostri smartphone, è necessario condividere i nostri sentimenti, le nostre debolezze i nostri desideri le nostre conquiste, anche materiali!  Essendo gioiosi quando qualcuno va avanti nella vita, in quanto il rancore uccide! In tale maniera la cooperazione tra uomini e donne potrà portare al benessere spirituale di cui tutti noi abbiamo bisogno, l’elemento più sano dell’ anima.

Penso e spero che questo un giorno sia possibile, bene genera bene, male genera male, oggi più che mai dobbiamo invertire questa tendenza, possiamo farlo, basta solo svestirsi di vecchie e sbagliate idee di società, vestendoci di una nuova umanità che sia fatta di comprensione, condivisione, unione e bene incondizionato verso il prossimo.
Il titolo del film potrebbe in conclusione essere: attendiamo giorni migliori, oppure, chi di speranza vive disperato muore, per cui non mi resta che passare la palla a voi, fate il vostro gioco.

A cura di Marco Pizzini

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