La politicizzazione del coronavirus, la disunità d'Italia
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La politicizzazione del coronavirus, la disunità d’Italia

La politica italiana ha politicizzato l’emergenza sanitaria per ottenere consensi. La sfida tra maggioranza e opposizione si trasforma in uno scontro tra istituzioni

Dal primo dpcm emanato dal Premier Conte per combattere l’emergenza da coronavirus si è profilato uno scontro politico di una intensità pari alla crisi che si è manifestata. Il governo con i suoi dpcm e le comunicazioni a reti unificate hanno spiegato le azioni dell’esecutivo arroccandosi a palazzo Chigi nella gestione della crisi, dall’altra parte le opposizioni hanno fomentato le masse polemizzando sulla comunicazione e sul contenuto dei provvedimenti. Provvedimenti di emergenza non portati in Parlamento per una discussione su di essi: la chiusura del dibattito ha aperto un conflitto politico tra forze della maggioranza e dell’opposizione. Scontri politici combattuti sulla pelle della popolazione italiana.

Oltre al fronte interno la partita si è giocata anche in Europa. Ed anche nella trattativa europea i partiti italiani hanno preso posizione in base alla loro visione singola invece di unirsi per il bene del negoziato. Il punto focale ove si è spaccata l’Italia è stato il famoso Mes. Conte ha spinto in Consiglio europeo per inserire nella decisione dei leader europei le istanze che i paesi allineati con l’Italia hanno chiesto tipo il Recovery Fund sostenuto dagli eurobond.

Durante le settimane della trattativa, il giorno del voto in Parlamento Europeo, i deputati che rappresentano l’Italia in Europa hanno votato ognuno in base ai dettami di partito: gli europarlamentari M5s si sono astenuti nel voto finale sulla risoluzione per la crisi del coronavirus. In mattinata il M5s come la Lega e Fi, aveva votato contro il paragrafo 23 della risoluzione, che invita i Paesi dell’eurozona ad attivare i i 410 miliardi di euro del Mes con una linea di credito specifica. Favorevoli invece il Pd, Italia Viva e Forza Italia. Tutto questo è stato fatto subito dopo che Conte, a reti unificate, il 13 Aprile, ha espresso la modalità della sua battaglia in Europa criticando le opposizioni e aprendo con quella famosa frase: “devo fare i nomi” (Matteo Salvini e Giorgia Meloni)

Lo scontro è continuato a suon di Dpcm, post sui social e interventi televisi in cui ogni politico italiano diceva la sua.

Ieri altro colpo di scena. La governatrice della Calabria Jole Santelli ha emanato un’ordinanza per allentare le misure previste nel dpcm, norme in netto contrasto con quanto previsto nelle disposizioni del governo. Boccia ha chiesto di ritirare l’ordinanza in questione per non creare caos normativo. La Santelli resiste e i sindaci si schierano in base al colore.

La Lega, dal canto suo, occupa simbolicamente il Parlamento, spaccandosi anche nel cdx. Fi e Fdl non convergono per il momento verso l’alleato. Pd e 5 rimangono spaccati sul Mes in Europa ma saldi nella maggioranza sul fronte interno.

Stamattina, in vista dell’informativa in Parlamento, i capigruppo hanno espresso i loro pareri davanti al Presidente Conte ognuno prendendo posizione in base a ciò che conveniva. Netto attacco di Lega, Fi e Fdl; Pd e 5s filogovernativi; Iv al centro dell’uragano. Pomeriggio informativa al Senato.

 

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