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La lezione del CoronaVirus: l’impegno sulla sanità pubblica

Sono passati circa 3 mesi dalla segnalazione del purtoppo noto Covid-19 dalla regione di Wuhan in Cina, Paese che sembra aver sconfitto momentaneamente la minaccia del Coronavirus. Ora, con la propagazione del virus nello spazio globale, stiamo assistendo alla risposta di tutti gli Stati interessati. Essendo una Pandemia, da pan tutto e demos popolo, un fenomeno che riguarda pressocché tutti gli individui di tutti gli Stati, è importante comprendere come questi tutti – essendo divisi non solo da concetti identitari ma anche da precisi ordinamenti giuridici e confini amministrativi, nonché culturali- debbano far fronte all’emergenza sanitaria in corso.

Il fatto di essere in presenza di un Virus cosmopolita, fatemi passare il termine, mette in risalto i molteplici approcci degli Stati; quindi le sostanziali differenze di capacità di risposta verso un pericolo esterno su un territorio di un potere centrale che lo controlla. Questa differenza, osservabile direttamente comparando i provvedimenti di Pechino con quelli nostri e dei nostri vicini di casa, si nota essenzialmente nella velocità di reazione e nell’efficienza del sistema esecutivo.

Ovviamente il fatto che in Cina l’amministrazione sia in grado di fronteggiare emergenze su vasta scala in modo più veloce è anche merito della tenuta autoritaria del potere centrale. Ma non solo questo fattore, fortunatamente, fa si che il governo di Pechino stia affrontando egregiamente la questione. Anche l’attenzione e l’impegno politico per quanto riguarda il potenziamento della sanità pubblica ha giocato un ruolo decisivo nella vicenda.

La Cina non ha e non ha sempre avuto un sistema sanitario completamente pubblico.

Dopo la Morte di Mao Tsetung, il nuovo Presidente delle Repubblica popolare, Deng Xiaoping, vista la situazione di stagnazione economica, introdusse molte riforme che sostanzialmente aprivano la Cina al mercato privato; anche il sistema sanitario fu investito dai provvedimenti. Con il crollo del sistema universalistico, nel 2003 il 44,8% di popolazione urbana e il 79,1% della popolazione rurale era priva di una qualche forma di copertura assicurativa, e comprendendo i rischi di un sistema sanitario prevalentemente privato basato sulle logiche dei mercati- e quindi dei prezzi- il governo cinese fece un passo indietro. Il 2009, il comitato centrale del Partito comunista pubblicò un documento intitolato “Opinioni su una profonda riforma del sistema sanitario”, cui seguì un impegno politico atto a colmare le falle dette poc’anzi. Dal 2008 al 2017 la spesa pubblica cinese destinata alla sanità è aumentata di molto passando da 359 miliardi di Yuan a 1520 miliardi di Yuan (1 € = 7,79 Y). La percentuale del PIL destinata alla sanità è passata dal 4,5% del 2008 al 6,4% del 2017. Il ritmo di crescita annuale della spesa sanitaria dal 2008 al 2017 è stato di circa il 12%, mentre il Pil cresceva circa dell’8%. [1]

Oltre ad un effetto reale sulle strutture, i finanziamenti, hanno anche fatto sì che la comunità cinese riprendesse fiducia nell’operato dell’esecutivo.

Ponendo uno sguardo più vicino a noi, abbiamo notato lo stesso processo di apertura ai mercati ma con una differenza sostanziale: i governi Occidentali non hanno fatto il passo indietro; anzi, spesso e volentieri abbiamo assistito ad un disinteresse politico ed economico per la sanità pubblica.

Prendendo l’Italia come esempio, anche se il nostro rimane uno dei sistemi sanitari più universalistici e solidale. Sentiamo periodicamente parlare di tagli sulla sanità, sull’istruzione e quant’altro.Ma dire chei governi hanno tagliato miliardi di spesa per la sanità non è del tutto corretto. Osserviamo questo grafico che riguarda l’Italia.

La curva indica un aumento della spesa pubblica per la sanità: dai 71,3 miliardi nel 2001 ai 114,5 miliardi del 2019. Ma allora uno potrebbe chiedersi come mai questa storia degli infiniti tagli alla sanità? In realtà la situazione è più complessa di quanto si possa immaginare per causa di un concetto nascosto ma molto importante: l’inflazione.

 

 

Questo grafico infatti mostra la spesa a “prezzi correnti”, cioè la spesa annuale senza alcuna elaborazione, quindi viziata dal contesto. Per sapere veramente quante erano le risorse a disposizione del sistema sanitario nazionale in quegli anni bisogna però tenere conto anche di un altro fattore: bisogna sapere quanto valevano quei soldi. [2]

Sostanzialmente con l’inflazione, e quindi con l’aumento generale dei prezzi, i governi hanno versato quantitativi di risorse che non coprivano questa perdita di valore della moneta. Morale della favola: servivano più fondi per coprire il gap. Quello che i governi drogati dall’economicismo non hanno preso in considerazione sono investimenti, aumenti di spesa previsti per il sistema sanitario e assunzione dei personale qualificato; quindi l’accompagnamento delle misure di base, implementazione di piani di sviluppo per il sistema sanitario, la ricerca del capitale umano.

Oltre l’impatto reale questo disinteresse ha avuto anche un impatto psicologico sulla comunità italiana: sfiducia progressiva nei vari governi e quindi nella politica tutta, consunzione del welfare e quindi perdita di un collante fondamentale tra il popolo e lo Stato: perdita di identità.

In un mondo che ragiona sempre più in termini di flussi con una conseguente dissoluzione dei confini statali tradizionali è primaria l’importanza dei servizi di base che permettano al godimento di diritti fondamentali per l’essere umano, come quello della sanità; e che quindi permettano al cittadino di sentirsi parte di una comunità che garantisce la sua figura in quanto tale.

Ci sono cose che possiamo imparare dalla Cina, come altre che dovremmo necessariamente evitare. Un’ attenzione speciale con forte impegno politico in quello che è il potenziamento del sistema del Welfare e dei servizi di base necessari alla sopravvivenza degli individui è fondamentale per avere uno Stato che sia pronto ad affrontare sfide di carattere emergenziale come quella in cui siamo impegnati adesso.

Fonti:

[1] Gino Sartor. Salute Internazionale. La sanità in Cina. 15/03/2017. Web: https://www.saluteinternazionale.info/2017/03/la-sanita-in-cina/

[2]Il Post. La spesa sanitaria italiana è stata tagliata? 15/03/2020. Web: https://www.ilpost.it/2020/03/15/tagli-sanita/

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