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Se ci soffermassimo ad analizzare gli avvenimenti e le dinamiche socio-politiche attuali, potremmo tranquillamente asserire che le perplessità palesate da molti studiosi  su una possibile riaffermazione dei fascismi sono del tutto fondate.

Il fascismo non è morto, questa è un ovvietà, “il nemico che ritenete già vinto osserva le nostre discordie, che sono la sua unica forza, ne trae profitto e si prepara alla sua riscossa, ha i mezzi per farlo” (E.Malatesta);  l’epurazione del genus fascista è stato un intervento incompiuto, volutamente e non volutamente, in base alle esigenze convenzionaliste dell’operazione, che ha finito per lasciare germi del virus in incubazione per poi diffonderli nuovamente nel panorama mondiale.

Con la fine del secondo conflitto mondiale, le potenze vincitrici, concordarono una linea strategica che consistesse in una politica di epurazione, che non solo condannasse i responsabili, attivisti e collaborazionisti, dei regimi, ma che espellesse da tutti gli apparati statali e dai posti chiave della sfera politico-economica, tutti coloro che avessero favorito e sostenuto l’ascesa del nazifascismo. Concettualmente la decisione alleata coglieva tutti i presupposti necessari ad attuare un complesso processo di denazificazione e defascistizzazione della società, ma incappò problematici ostacoli, che la fecero risultare, apparentemente un successo, ma nella sostanza un’operazione fallimentare.

 In primo luogo la Magistratura, a cui era sta demandata questa operazione di defascistizzazione, non era a sua volta stata epurata, molti erano i membri che avevano mostrato sostenuti apprezzamenti per i regimi nazifascisti, creando inesorabilmente una contraddizione giuridica, tra giudicanti e giudicato, favorendo una serie di coperture ed eclatanti assoluzioni; un secondo ostacolo  era rappresentato dal sistema amministrativo e dal timore americano,  preoccupato dalla possibilità che la completa epurazione del blocco amministrativo, con la conseguente paralisi della macchina burocratica, avrebbe potuto creare i presupposti ideali per una possibile rivoluzione proletaria; il terzo intoppo è direttamente collegabile al primo, in quanto l’acutizzarsi della contrapposizione ideologica tra blocco filo-americano e blocco filo-sovietico, ha necessariamente creato una situazione di stallo, le politiche di epurazione furono reindirizzate nell’ottica di una potenziale guerra fra le due superpotenze: “Gl’alleati crearono cosi una zona tabù, inaccessibile anche ai protagonisti  italiani della defascistizzazione, la cui sola  esistenza bastava a compromettere la credibilità degl’alti commissari incaricati dell’epurazione”(Hans Woller)

Il sostanziale fallimento delle politiche di epurazione, condizionate ovviamente dall’imminente clima di contrapposizione ideologica, tra filo-sovietici e filo-americani, che culminerà nella Guerra Fredda, fornirà il terreno adatto ad una nuova germinazione del virus nazifascista; difatti i nuclei nazifascisti irriducibili si riaffacciarono nel panorama politico, consapevoli di dover riqualificare le sue spinte teoriche sui vuoti di rappresentanza lasciati dalla destra radicale. la plasticità teorica del fascismo era indirizzata ad  attualizzare tematiche storiche utilizzabili per le prospettive politiche dei nuovi fenomeni emergenti, dunque la chiave interpretativa utile per la comprensione di tali fenomeni, va ricercata nella continuità di componenti irrazionalistiche di varia natura: nazionalismo, neoromanticismo, nichilismo, decadentismo, ovvero quel retroterra culturale che ha tenuto insieme e ancora oggi accomuna, il mondo fascista.

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