Cultura e Società

La cultura come arma contro le mafie (Fridays For Future Cosenza)

Non si può più tacere, continuare a normalizzare, né tantomeno escludersi da una lotta che oggi più che mai deve impegnare tutti. “A ricordar e riveder le stelle” è la massima di Dante che Libera ha proposto in occasione della giornata odierna della memoria per le vittime di mafia.

Ricordare, dalla radice latina cor-, rinnova l’invito a rimembrare col cuore e si associa qui alla mancanza di stelle: servono le luci di conoscenza, libertà e verità.

Quale migliore arma per combattere la disuguaglianza, la violenza e la morte causate dalle mafie se non l’educazione? Specie in un momento storico così difficile per ogni settore e categoria sociale, occorre ripartire dalla cultura. Anzi, c’è bisogno di cultura, arte, lavoro, scuola, sport per smuovere le coscienze e innalzare il livello di consapevolezza generale.

Eppure il governo, soprattutto ripensando al discorso del neo-premier Draghi, non da la giusta priorità al tema “mafie”. Forse perché, come sostiene De Magistris, sono divenute sistema ed agiscono nel cuore delle istituzioni. Attualmente le numerose imprese in difficoltà e l’incremento del tasso di disoccupazione hanno predisposto un terreno fertile per le organizzazioni criminali, che sono sicuramente in grado di proporre aiuti più immediati e attraenti di quelli pubblici. Si pensi a come queste siano coinvolte nel mondo della droga, dei traffici animali, dello sfruttamento di energia rinnovabile, ma tutto tace. La droga, ad esempio, costituisce uno dei principali buisness mafiosi, ciò nonostante qui si è steso un velo di ipocrito silenzio, tanto per riprendere le parole di don Luigi Ciotti. E si potrebbe continuare all’infinito, iniziando dai media che tacciono circa il più grande maxi processo alla ndrangheta (fatta qualche eccezione, come il servizio girato su Presa Diretta il 15 Marzo), finendo coi centinaia di omicidi di attivisti ambientali, tra cui moltissimi indigeni in Amazzonia, difensori della propria terra. E questo perché l’ecomafia divampa, non ha crisi ed è internazionale. Personaggi come Falcone, che ne aveva inteso la globalizzazione in atto, ci hanno rimesso la vita.

Il maggiore incentivo che possiamo continuare a fornire è, quindi, il silenzio: l’indifferenza è agli antipodi della memoria! Solo ricordando si possono consegnare storie in grado di plasmare un pensiero critico e fornire speranza per le generazioni future. Deve essere, però, un ricordo vivo e tradursi in un impegno costante, non relegato esclusivamente a magistrati, forza dell’ordine e prefetture ma ad ogni persona.

Rammentiamo per ribellarci ai mafiosi, non votarli e non piegarci ad essi. Continuiamo a lottare per la libertà, per la giustizia, per l’informazione. E se la parola si tradurrà in una battaglia per fronteggiare il nemico comune, allora le migliaia di vittime riceveranno un adeguato riscatto.

 

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