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A cura di Daniela Santelli

“Vorrei poterti ricordare così, con quel sorriso acceso di amore”, recita una famosa canzone. Già, quel sorriso che lei non ha mai risparmiato a nessuno, nonostante la sua grave e dolorosa malattia. Una malattia che ha vissuto in silenzio, con dignità fino all’ultimo istante della sua vita. Sì perché se ne è andata via senza disturbare nessuno, in una piovosa notte di metà ottobre nella sua casa cosentina in Via Piave. Chissà cosa ha pensato negli attimi prima di morire, prima di dire addio al mondo, alla sua tanto amata Calabria. Jole Santelli, la combattente, la guerriera, colei che amava gli animali, che aveva una parola dolce per tutti. Lei che assaporava la vita, perché consapevole che ogni istante poteva essere l’ultimo. Una donna di cultura, che dopo gli studi al Liceo Classico Telesio di Cosenza, si laurea in Giurisprudenza all’Università la Sapienza di Roma, facendo pratica con Marello Pera e Cesare Previti. Nel 1994, il suo ingresso in Forza Italia di cui diviene deputata nel 2001. Qualche mese dopo, la nomina a sorpresa a sottosegretaria al Ministero di Grazia e Giustizia, carica ricoperta fino al 2006. Poi rieletta nelle successive legislature sempre con Forza Italia, ricoprendo la carica di sottosegretaria al Ministero del lavoro e delle politiche sociali fino al 2013. E alla fine la sua elezione a Presidente della Regione Calabria.

Una donna controcorrente, che affrontava la sua battaglia di salute con forza e determinazione, perché consapevole di non potersi permettere il lusso di essere vulnerabile per il ruolo occupato. La politica, la sua passione. Lei che amava la sua Calabria, lei che voleva dimostrare a tutti che la nostra non è soltanto una terra delinquenziale, ma anche e soprattutto una terra di cultura e di talenti. Se ne va una persona sensibile, ancora troppo giovane per dire addio alla vita.

Lei che è stata contestata per una tarantella a piedi scalzi, quello era il suo ultimo ballo, un modo come spiegava lei di esorcizzare il male, ma questa volta non è riuscita a sconfiggerlo. In quel ballo c’era la sua forza interiore, quel coraggio che come diceva spesso, era diventato il suo migliore amico. E quel male oscuro e latente che le aveva dato la possibilità di essere libera, proprio perché oramai non aveva nulla da perdere. Ora cala il silenzio su una Calabria attonita rimasta troppo presto orfana. Ma le guerriere non muoiono mai. Accendi la tua sigaretta Iole e dì tranquillamente a tutti, con il tuo solito sorriso “mi avete rotto i coglioni”.

“Che meraviglia la mia Calabria, la sua luce, i suoi colori, la sua gente”.

Ciao Presidente

Daniela Santelli

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