La Dott.ssa Chiara Lirangi
La Dott.ssa Chiara Lirangi
Cultura e Società

Intervista a Chiara Lirangi, psicologa di supporto nel Comune di Rende

Abbiamo intervistato la Dottoressa Chiara Lirangi, psicologa di supporto presso il Comune di Rende, riguardo emozioni e comportamenti delle persone in questo momento di grande tensione a causa del Coronavirus.

Buongiorno Chiara, presentati brevemente e parlaci un po’ della tua attività di psicologa…

Buongiorno, intanto grazie per la sensibilità dimostrata rispetto ad un argomento così delicato che è il disagio psicologico relativo alla situazione pandemica in atto. Io sono una psicologa, formata in psicologia dell’emergenza e psicotraumatologia, psicoterapeuta cognitivo evoluzionista in formazione.

La pandemia ha cambiato il nostro stile di vita, a livello psicologico e sociale, quali conseguenze ci aspettano?

L’emergenza sanitaria in corso porta con sé  l’imprevedibilità di una condizione totalmente nuova, caratterizzata da carenza di risposte univoche anche da parte degli organi di competenza. Il mondo così come lo abbiamo esperito fino ad ora subisce un cambiamento sostanziale. Questa nuova realtà ci costringe a guardare dentro le nostre vulnerabilità e a ritrovare risorse adoperandole al meglio, reinventandosi. Sovviene un forte aumento dello stress, del senso di ignoto e della percezione del pericolo costante, trattandosi di un virus estremamente imprevedibile, affatto conosciuto e i cui portatori sono sovente sani e privi di sintomi. Il distanziamento sociale rende anche i più piccoli gesti estremamente difficoltosi, abitudini spartiacque come adattarsi ai dispositivi di protezione individuale (mascherine e guanti) erano estremamente distanti dal modo di vivere comune della nostra società. C’è un’alterazione concreta dello stile di vita, nelle azioni quotidiane. Le conseguenze che ci attendono sotto un punto di vista più strettamente psicologico, che preoccupano maggiormente, sono relative all’insorgenza di patologie quali il Disturbo da Stress Post Traumatico, sintomatologia che evolve proprio come conseguenza ad un evento traumatico, catastrofico o violento. Potrebbero insorgere inoltre disagi legati alla sfera ansiosa o depressiva, ma anche relativi a vissuti ipocondriaci, come tendenza a eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute identificando ogni minimo sintomo come un segnale inequivocabile di infezione da Coronavirus.

Quali sono i soggetti maggiormente vulnerabili in questo momento?

I soggetti maggiormente vulnerabili sono principalmente gli individui con patologie psichiatriche pregresse o con alle spalle un forte disagio sociale, già estremamente fragili ante pandemia. Credo inoltre che particolare attenzione vada prestata ai soggetti in totale isolamento, privi di un supporto in cui vi è fattivamente una  vicinanza. Gli individui che si ritrovano privi di un lavoro o in cassa integrazione, che fronteggiano le difficoltà e il forte stress legato agli aspetti relativi alla salute e alla paura di contagio, con l’aggravante dell’immane difficoltà economica. In ultimo, ma non per importanza, da attenzionare le figure sanitarie (medici, infermieri, oss) che senza sosta si spendono mettendo a rischio la propria salute e incolumità fisica e mentale in condizioni di stress estremo e prolungato.

Sono state adottate delle strategie di supporto psicologico per i lavoratori?

Le strategie di supporto adottate per i lavoratori sono differenziate rispetto al tipo di richiesta che perviene. Sicuramente ci si concentra sull’individuazione e potenziamento delle risorse laddove ci siano state problematiche relative alla perdita del lavoro. Mi sento però di asserire che il supporto psicologico in tal senso è collaterale, deve necessariamente essere coadiuvato da un supporto socio economico che deve

Per quanto riguarda i minori e i giovani hai riscontrato un aumento dei casi di depressione, a causa della mancata e ridotta socializzazione dettata dal lockdown?

Per quanto riguarda i giovani il discorso è complesso e a tratti caratterizzato da ambivalenza. Se da un lato c’è la grande preoccupazione, sicuramene per molti versi fondata, che i giovani rischino l’isolamento totale, disturbi dell’umore e del sonno conseguenti all’eccessivo utilizzo della tecnologia, d’altro canto, essendo loro nativi digitali, percepiscono che una relazione può essere profonda anche se filtrata da strumenti tecnologici, soprattutto perché hanno già costruito altre relazioni adoperando tali dispositivi. Sono sicuramente molto più avvezzi alla mediazione di uno schermo nel contesto relazionale di quanto non lo siano gli adulti. Il rischio però c’è ed è quello che lo strumento tecnologico da preferenziale diventi unico e assoluto, causando dipendenza e ulteriore chiusura in un mondo esclusivamente virtuale.

Stai aiutando il Comune di Rende, con un’attività di supporto psicologico gratuito per i residenti, com’è la situazione nel nostro Comune? Sono molte la presenza le criticità?

Si, assieme all’associazione di cui faccio parte, Centro Trauma Ippocampo, capitanata dalla Dott.ssa Funaro, e coadiuvata da colleghe con formazione sul trauma e sull’emergenza, ci siamo fatte carico delle situazioni di criticità su vari Comuni, compreso il Comune di Rende che ha aderito con entusiasmo all’iniziativa dell’associazione. Sicuramente aleggia la paura del contagio e della precarietà della salute. Quello che spaventa di più e per cui abbiamo ricevuto maggiori richieste di supporto, è però la difficoltà nell’accettare  che la vita sia cambiata, che il futuro sia un grande punto interrogativo e che la routine e la progettualità siano in balia dell’andamento della pandemia.

Grazie Chiara sei stata gentilissima.

Grazie a voi di Liberarende.

 

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