Cultura e Società

Il massacro di Sand Creek

L’ eccidio delle tribù indiane d’America

“Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso,
Il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso
Le lacrime più piccole,
Le lacrime più grosse
Quando l’albero della neve
Fiorì di stelle rosse
Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek”

Fabrizio De Andrè raccontava in una sua canzone, uno degl’eccidi più sanguinari della storia umana, il Massacro di Sand Creek, consumato il 29 novembre 1864.

Durante gl’ultimi anni della Guerra di Secessione Americana, le forze dell’Unione in procinto di vincere lo scontro con i secessionisti confederati, iniziarono la riorganizzazione strutturale del futuro Stato americano, continue nello sviluppo delle politiche progressiste del Presidente Lincoln;  uno dei nodi cruciali da sciogliere, era necessariamente la convivenza con “i nativi “, che in virtù di un rapporto di collaborazione e coesistenza pacifica, aveva  migliorato le relazioni commerciali fra tribù e Stato americano,  e garantito l’appoggio dei guerrieri delle tribù indiane nella guerra civile. Le posizioni sulla vicenda però all’interno del Congresso erano divergenti, infine,  quando si affermò la linea dell’intolleranza, le politiche già di per sé contenitive si trasformarono in azioni sterminatrici.  Il 29 novembre  1864 il terzo Reggimento  americano guidato dal colonnello Chivington, attacco senza alcun preavviso o trattativa,  le tribù Cheyenne dei capi Pentola Nera e Antilope Bianca  che erano  insediati  in un’ansa del fiume Sand Creek; fu una carneficina di uomini donne e bambini, più di seicento le vittime trucidate senza alcuna pietà.

Pentola Nera capo della tribù Cheyenne

Se in un primo momento il fatto fu raccontato come un’incredibile vittoria, il giudizio sulla vicenda, grazie alle testimonianze dai partecipanti  raccolte tramite un indagine avviata dall’esercito americano, mutò rapidamente;  venne istituita  una commissione d’inchiesta in seno al Congresso americano, che condannò severamente il fatto, ma nonostante ciò, nessun provvedimento punitivo venne eseguito.

Gli unici a pagare per l’eccidio furono le tribù indiane, le politiche contenitive e restrittive costrinsero le ultime tribù superstiti a trasferirsi ancora più a sud, nell’inospitale “Territorio indiano” (l’odierno Stato dell’Oklahoma).

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