Il massacro di Nanchino, un eccidio dimenticato
Cultura e Società

Il massacro di Nanchino, un eccidio dimenticato

Alla fine degli anni ’30, mentre l’Europa dei fascismi si preparava a  scatenare l’infausto secondo conflitto mondiale, in Asia era già in atto il secondo conflitto sino-giapponese, che si protrasse dal  1937 al 1945, quando il Giappone fu costretto ad arrendersi incondizionatamente. La Repubblica di Cina tentava di difendersi dall’invasione dei giapponesi, che volevano lanciarsi alla conquista dell’Asia.

Durante l’occupazione di Nanchino, iniziato il 13 dicembre 1937, l’Esercito imperiale giapponese si comportò con tale brutalità che osservatori occidentali dell’alleato tedesco lo definirono “una macchina bestiale”;  le truppe nipponiche commisero numerose atrocità, come stupri, saccheggi, incendi e l’uccisione di prigionieri di guerra e civili. Nonostante le uccisioni fossero incominciate con la giustificazione di eliminare soldati cinesi travestiti da civili, si ritiene che un gran numero di innocenti sia stato intenzionalmente identificato come combattente nemico e giustiziato man mano che il massacro cominciava a prendere forma. Tra le vittime accertate, decine di migliaia furono bambini innocenti, uccisi per divertimento, e gli stupri di donne e gli omicidi divennero in breve la norma.

Vennero stuprate circa 20.000 donne pubblicamente, e spesso di fronte ai loro familiari, poi tutti venivano uccisi. I soldati giapponesi rastrellarono sistematicamente gli edifici di Nanchino, prelevando ragazze che venivano denudate e legate lungo le strade, per consentire a qualsiasi militare di violentarle. Alla fine venivano impalate con canne di bambù o con le baionette, mentre le donne incinte erano sventrate. Nemmeno i bambini riuscirono a suscitare la pietà degli invasori: molti furono mutilati, violentati, sbudellati e poi lasciati morti a terra per giorni interi.

Le vittime del massacro furono sepolte in fosse comuni, a volte anche vive, oppure gettate nelle acque del Fiume Azzuro, oppure ancore bruciate, nel tentativo di mascherare in qualche modo la portata dell’eccidio, durante il quale due soldati giapponesi fecero addirittura una scommessa, seguita dai giornali nipponici come fosse una sfida sportiva, su chi avesse per primo ucciso cento cinesi con la propria spada.

Solo nel 1995 il Giappone si scusò formalmente con la Cina per le azioni dell’esercito giapponese, ma non in forma scritta, come sarebbe stato auspicabile. Nell’eccidio dimenticato di Nanchino furono trucidate circa 300.000 persone.

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