Politica Estera

Il bipolarismo Cina/USA e la novità Biden 

La pandemia non ha accelerato i processi di cambiamento solo in Europa ma nel mondo intero. Il più significativo è indubbiamente il passaggio del controllo dell’economia e della finanza nelle mani degli Stati e delle Banche Centrali. Parliamo, ovviamente, non dei vecchi Stati nazionali ma dei grandi stati Continentali, gli unici in grado di controllare ed imporre regole ai flussi di capitale e al commercio internazionale. L’accentuazione del ruolo dell’Asia come nuovo centro dello sviluppo internazionale ha anticipato al 2026 la previsione del sorpasso della Cina sugli USA come prima economia globale, ormai forte del livello di innovazione tecnologica raggiunto e di un modello politico autoritario che, di fronte alla crisi della democrazia rappresentativa occidentale – insidiata dalle pulsioni populiste e dall’espandersi di esperienze di democrazie illiberali – appare più adeguato ed efficiente nella gestione del capitalismo pubblico, di fronte alla velocità dei cambiamenti continui indotti dalle nuove tecnologie e ai tempi sempre più ristretti che l’umanità ha davanti a sé per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, a partire da quelle imposte dai cambiamenti climatici.

La sfida con gli USA è dunque a tutto campo. Tuttavia proprio la pandemia ha rappresentato un freno all’ondata populista e nazionalista fino al colpo di grazia che ha assestato al Trumpismo e alla vittoria di Biden, che si sta rivelando estremamene determinato nel promuovere una nuova radicale riforma del capitalismo e un processo di democratizzazione della globalizzazione. In poco più di due mesi dal suo insediamento è riuscito: a doppiare l’ambizioso obiettivo che si era proposto sull’incentivazione della campagna vaccinale, recuperando molto sul terreno dei tempi dell’uscita degli Stati Uniti dalla pandemia; a far rientrare gli USA negli accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico; a varare un piano di sostegno ai redditi del ceto medio di 2000 dollari che rappresenta sia sul piano quantitativo che su quello del profilo sociale la più grande redistribuzione della ricchezza che sia stata promossa dalla fine dell’età dell’oro; ad avviare l’approvazione da parte del Congresso di un nuovo piano di oltre 2200 miliardi di dollari destinato alle infrastrutture e alla riconversione ecologica dell’economia da finanziare con la tassazione delle grandi ricchezze; ad avviare, attraverso l’iniziativa del suo ministro del Tesoro Yellen, una concertazione internazionale per definire un piano di armonizzazione fiscale mondiale incentrato sulla lotta all’elusione fiscale e sulla tassazione dei profitti delle grandi multinazionali.

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