I giovani sempre più poveri
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I giovani sempre più poveri

Poveri ed abbandonati i giovani in Italia.

Dopo la fase di espansione che ha caratterizzato la vita economica italiana e della maggior parte degli stati industrializzati dal dopoguerra sino alla metà degli anni settanta, si sta assistendo ora a grandi trasformazioni economiche che incidono in misura notevole sulla trasformazione del patrimonio,sulla distribuzione del reddito,sulla composizione sociale. Infatti gli anni del “boom” si sono caratterizzati per una crescita produttiva e tecnologica molto grande, ma anche per un benessere diffuso che portava ad una costante diminuzione della fascia dei poveri a favore di un alleggerimento delle condizioni di vita. Oggi invece si vive un periodo che segue una diretta stagnazione del mercato e della vita produttiva e finanziaria, e si può osservare un grande processo di ristrutturazione economica, e di conseguenza sociale, che si percepisce certamente nei paesi più avanzati che fanno da guida alle grandi trasformazioni.

Si sta assistendo al costante abbandono dell’economia dell’intervento dello stato. Infatti allo stato viene sostituita la libera trattazione privata: ciò non solo per l’economia in senso stretto ma per tutta l’attività sociale. Lo Stato cioè abbandona lentamente l’attività economica per affidarla alla libera concorrenza ed all’autonomo definirsi delle regole del gioco. Questa “politica” da parte da parte dei grandi potentati economici porta ad una lotta per la vita sempre più dura, in cui i deboli vengono naturalmente abbandonati a se stessi mentre i forti acquistano in tenacia e robustezza. Così tra questo generale abbassamento delle condizioni di vita, si vede nascere una nuova categoria di emarginati, i poveri dei poveri: i “nuovi poveri”, abbandonati sulle strade e nei sobborghi di grandi metropoli, città del futuro. Soli, affamati, senza casa, senza lavoro, abbandonati sui cigli delle strade o nelle stazioni ferroviarie, chiedono una risposta perché pongono, con la loro esistenza, una precisa domanda di sopravvivenza e di dignità umana.

Ma ciò che è allarmante è che i più colpiti dalla nuova povertà economica sono i “giovani”. La crisi ha colpito tutti ma sono stati i giovani ad essere più penalizzati. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Caritas 2017, un giovane su dieci (fascia d’età 18-34 anni) vive in condizioni di povertà assoluta ed è quello che a livello europeo viene chiamato il fenomeno dei NEET, giovani privi di lavoro e fuori dal circuito formativo educativo. L’Italia è il paese dell’Ue con la più alta presenza di Neet, ovviamente al Centro e al Sud la presenza dei Neet registrata è maggiore che al Nord.

Di fronte a tutte queste povertà, si tende purtroppo ad alzare il velo e si preferisce nascondere o far finta che non esistano nelle proporzioni allarmanti che invece possiedono. Stato, famiglia, scuola, comunità religiosa e civile appaiono refrattari nel riconoscere non tanto il fenomeno, ritenuto comunque sempre più diffuso, ma le concrete e reali incidenze che esso ha sulla vita ed il futuro delle nuove generazioni.

È necessario, se non doveroso, il richiamo alla responsabilità delle diverse istituzioni per non rimanere sordi rispetto all’allarme delle nuove forme di fragilità; occorrono investimenti in primo luogo sulla formazione dei ragazzi; mettere in pratica seri provvedimenti finanziari e leggi adeguate alle esigenze sia culturali ed economici della realtà e, orientare i giovani su valori condivisi di rigore culturale e morale  con l’obiettivo di creare una rete educativa e formativa primaria; indirizzare le nuove generazioni su vie di responsabilità e di impegno lavorativo, ma innanzitutto occorre creare condizioni di vita apprezzabili per l’affermazione della dignità umana.

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