Cultura e Società

Grande successo al Castello Svevo per “Condannato a morte” con Gianmarco Saurino

Di Andrea Ferretti

Nella suggestiva cornice del Castello Svevo di Cosenza si è tenuto lo spettacolo “Condannato a morte”, tratto dal racconto di Victor Hugo “L’ultimo giorno di un condannato a morte”. Tanti giovani cosentini hanno partecipato ieri sera, grazie anche all’interesse ed al contributo di ELSA-European Law Students’ Association e di Libera Rende, il nostro Quotidiano online. Gli spettatori, attraverso la rielaborazione di Davide Sacco e grazie all’impeccabile interpretazione di Gianmarco Saurino, hanno avuto modo di fermarsi un attimo e pensare a ciò che spesso passa o inosservato o, addirittura, come se fosse una semplice pratica burocratica di uno Stato: la pena di morte. Già, perché la rappresentazione è il racconto straziante degli ultimi giorni prima dell’esecuzione capitale di un uomo. La bravura di Saurino è quella di coinvolgere così tanto gli spettatori che il racconto del protagonista genera una presa di coscienza tale da avere i sensi di colpa per una acquiescienza quotidiana sempre più grave dinnanzi al tema. Infatti, sul palco, Saurino interpreta non solo il condannato, ma anche le altre persone, spesso ipocrite e senza scrupoli, che ha incontrato prima dell’esecuzione. Dopo aver ascoltato la sentenza, l’uomo inizia a scavare nei ricordi e a commuoversi pensando al primo ed unico amore che diventerà sua moglie, alla figlia, alla madre. Da quell’istante, ogni cosa da lui osservata diventa già nostalgia e consapevolezza maggiore della fine. Il tutto rappresentato con una scenografia minimale: solo una scrivania, che, oltre a mettere in risalto l’intensa rappresentazione dell’attore, vagamente ricorda l’arredamento delle celle, ma anche, metaforicamente, il momento della vita in cui tutto è perduto e l’essenziale che ti viene proposto, a malincuore, lo devi accettare, subire. Infatti, quel tavolo diventa letto su cui l’uomo riposa o carrozza nella quale verrà trasportato. Ma non solo, sul palco vi sono anche tanti fogli che Saurino spesso lancia in aria e con cui ha quasi un rapporto schizofrenico e di non rassegnazione. Sono i fogli della sentenza e delle statistiche attuali sulle pene capitali che il protagonista, quasi come se fosse una voce fuori campo, di tanto in tanto legge alla luce dei riflettori. Poi, l’ultimo momento dello spettacolo in cui Saurino scioglie la cravatta, la porta in alto e la lascia cadere a terra, ricordando l’esecuzione per impiccagione.
A questo punto, viene da sé riflettere su quanto sia diventato eccessivamente semplice decidere della vita di un altro uomo o quanto sia giusto farlo. Perché è la burocratizzazione delle pratiche, come ad esempio la Pena di Morte in alcuni Stati o i migranti continuamente respinti dall’Italia, a rendere banale anche il male e a confondere le nostre opinioni fino a non consentirci più qualsiasi capacità di scelta. Quello che deve essere chiaro è che i cambiamenti devono avvenire in primis all’interno delle nostre coscienze, capendo dove vogliamo dirigerci e in che modo. Ciò che la Società propone è semplicemente il prodotto di ciò che siamo. E’ da qui, da questa presa di coscienza che bisogna partire per cambiare lo stato delle cose e per cambiare questa razionale irrazionalità che, da tempo, ci permea.

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