Gli incendi causano un aumento di contagi e di decessi da Covid-19
Cultura e Società

Gli incendi causano un aumento di contagi e di decessi da Covid-19

di Martina Annibaldi

Lo studio di Harvard

Esiste un legame tra l’aumento di PM 2,5 causato dagli incendi e l’aumento di contagi e di decessi da Covid-19. A dirlo è uno studio appena pubblicato dalla Harvard Chan School of Public Health che ha preso in esame la diffusione del virus negli Stati della California, Oregon e Washington nel periodo compreso tra marzo e dicembre 2020, durante il quale si sono verificati incendi di vasta portata (nel caso della California e di Washington tra i più grandi mai registrati in questi Stati).

Quello condotto dai ricercatori di Harvard è il primo studio che si concentra ad analizzare in quale misura l’aumento dell’inquinamento da polveri sottili influenzi il diffondersi del Coronavirus e la sua mortalità, ponendo l’attenzione sul pericoloso legame che intreccia crisi climatica e pandemia.

“In questo studio stiamo fornendo prove che il cambiamento climatico- che aumenta la frequenza e l’intensità degli incendi boschivi – e la pandemia sono una combinazione disastrosa” ha affermato Francesca Dominici, insegnante di biostatistica, popolazione e data science presso la Harvard Chan School e autrice dello studio.

19.700 casi e 750 decessi attribuibili all’aumento di PM 2,5 causato dagli incendi

Per portare a compimento l’indagine, gli scienziati hanno costruito un modello statistico basato su una serie di dati incrociati relativi a 92 contee in grado di rappresentare il 95% della popolazione dei tre Stati oggetto della ricerca: hanno preso in esame i dati giornalieri riguardanti il livello di concentrazione di PM 2,5 di ogni contea, verificato quali fossero i giorni degli incendi grazie ai dati rilevati dai satelliti e il numero di casi e decessi giornalieri dovuti al Covid-19, tenendo inoltre conto di fattori come il meteo, il numero di popolazione e le direttive adottati in merito al distanziamento sociale.

Sulla base di questo modello, lo studio è stato in grado di rilevare come dal 15 agosto al 15 ottobre 2020, quando l’attività degli incendi era al culmine, non solo inevitabilmente i livelli di PM 2,5 hanno di molto superato la media – passando dai 6,4 ai 31,2 microgrammi per metro cubo di aria – ma hanno influenzato in maniera negativa l’andamento della pandemia e, come si legge su The Harvard Gazette, “in alcune contee la percentuale del numero totale di casi e di decessi da Covid-19 attribuibile agli alti livelli di PM 2,5 è stata considerevole”.

In media, in tutte le contee prese in esame, un aumento giornaliero di 10 microgrammi per metro cubo di aria di PM 2,5 per 28 giorni consecutivi ha comportato una crescita dell’11,7% di casi e un 8,4% di decessi in più rispetto a una normale condizione priva di incendi in corso. In totale, per i tre Stati oggetto dello studio, si parla di 19.700 casi e 750 decessi da Covid-19 attribuibili all’enorme aumento di polveri sottili generato dagli incendi boschivi.

Due crisi connesse

“Il cambiamento climatico porterà condizioni più calde e secche ad ovest, fornendo più combustibile da consumare durante gli incendi e intensificandone ulteriormente l’attività. Questo studio fornisce alla politica delle informazioni chiave su come gli effetti di una crisi globale – il cambiamento climatico – possano avere effetti a cascata su crisi globali concomitanti, in questo caso la pandemia da Covid-19” ha aggiunto la Professoressa Dominici.

Affrontare una crisi pensando di poter ignorare l’altra significa dare risposte parziali di cui rischiamo di dover pagare le conseguenze in un futuro quanto mai prossimo.

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