Gianadelio Maletti e la morte di Giuseppe Pinelli
Politica Nazionale

Gianadelio Maletti e la morte di Giuseppe Pinelli

di Paolo Brogi

“Misero Pinelli sul davanzale, fu così che poi cadde e morì…”.

L’ex capo del Sid Gianadelio Maletti, dal Sud Africa dove è “riparato” da anni sfuggendo alle condanne, ha rilasciato ad Alberto Nerazzini e ad Andrea Sceresini una sua nuova rivelazione sulla morte di Pino Pinelli il 15 dicembre 1969 nella Questura di Milano. Dice si averlo saputo da altri ufficiali dei servizi, Giorgio Burlando, Antonio Viezzer e lo stesso capo Vito Miceli.

Maletti già intervistato otto anni fa da Sceresini con altri si era finora limitato a ipotizzare che la bomba del 12 dicembre a Milano fosse stata messa dagli Affari Riservati del Viminale. Una possibilità, aveva detto allora, visto l’atmosfera “fascista” che regnava nella struttura diretta da Federico Umberto D’Amato (di nuovo ora sotto i riflettori giudiziari a Bologna come organizzatore anche della bomba alla stazione bolognese del 1980).

Stavolta in un podcast sulla strage di Piazza Fontana Maletti aggiunge dunque un ulteriore tassello sulla morte di Pinelli. Dice che Pinelli, messo sulla ringhiera della finestra della stanza del commissario Calabresi durante l’interrogatorio, sia caduto giù e sia morto così. Finora di questi metodi utilizzati durante gli interrogatori aveva parlato l’anarchico Paolo Braschi con una denuncia che era stata resa nota dopo la morte di Pinelli e raccolta poi dall’Espresso di allora – era il 1970 – e poi inserita anche nel libro di Camilla Cederna “Pinelli” del 1971.

La denuncia di Braschi non era isolata, anche altri anarchici di allora avevano parlato di violenze subite in Questura. Il fatto però che emergesse solo dopo la morte di Pinelli non aveva mancato di sollevare critiche.

La versione data ora da Maletti – la testimonianza è stata raccolta nella scorsa primavera e resa nota oggi – aggiunge un nuovo tassello alla vicenda.

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