Cultura e Società

Gandhi e il potere della disobbedienza civile: “la marcia del sale”

Quando il governo Britannico emanò la tassa colonialista sul sale, decreto che opprimeva duramente gli le componenti più povere della società indiana, ai quali era severamente vietato vendere il prodotto sul mercato, ne produrlo ne  raccoglierlo sulle spiagge, in quanto solo ai padroni coloniali britannici era concesso beneficiare degli introiti derivanti dal possesso del minerale; il Mahatma Gandhi, con un atto di estrema disobbedienza civile, inizia la cosiddetta “marcia del sale” il 12 marzo 1930, la marcia a piedi durerà 24 giorni . Raggiunto Danni, in mezzo ad una folla che lo acclama, per raccogliere qualche grammo di sale, infrangendo un divieto imposto dal monopolio degli inglesi.

Anche in questa occasione la “Grande anima” utilizzò i metodi che  caratterizzano la sua cultura politica e sociale: la non-violenza, la resistenza passiva, il digiuno e il rifiuto d’obbedire alle leggi sbagliate. Ad accompagnarlo nella crociata c’erano altre 78 persone, ma presto lo seguirono in migliaia. Tanto che, quando all’esercito venne chiesto di reprimere col sangue la protesta  sparando sulla folla indifesa,  alcuni  ufficiali si rifiutarono. La marcia si concluse con l’arresto di più di 60mila persone, tra cui Gandhi, condannato a 6 anni, la moglie e molti membri del Congresso (tanto da mettere in difficoltà il sistema carcerario anglo-indiano che non aveva posti a sufficienza), ma l’opinione pubblica si schiererà a favore dell’indipendentismo indiano.

Nel 1931 si giunge finalmente a un accordo, con la firma del Patto Irwin-Gandhi, con cui il governo britannico modifica le leggi sul monopolio del sale e libera i detenuti politici.

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