Cultura e Società

Fridays For Future Cosenza: Calabria “Zona Rossa”, non chiamatelo mal tempo

In questi giorni il “mal tempo” è tornato ad abbattersi sulla nostra regione, non ci bastava il covid…

Ieri a Crotone le vie di alcuni quartieri sono diventate dei fiumi d’acqua, con fango e detriti che hanno sommerso le auto in sosta ed allagato garage e magazzini. Anche a Corigliano-Rossano sono stati riportati diversi danni. Per fortuna nessuna vittima. Non è però oggi che scopriamo quanto davanti agli eventi climatici estremi siano fragili ed impreparati i nostri territori. Per i crotonesi in queste ore è tornato l’incubo dell’alluvione che il 14 ottobre del 1996 provocò 6 vittime e danni per milioni di euro.

Nella provincia di Reggio Calabria ancora si ricorda la notte del 21 ottobre 1953 quanto un devastante uragano si abbatté sull’intera provincia. I danni ammontarono a decine di miliardi di lire, i morti furono oltre un centinaio e i senzatetto più di milleduecento.

Da allora n’è passata di acqua sotto i ponti (in tutti i sensi), ma la classe politica di ieri e di oggi non sembra abbia imparato la lezione. O forse spera che prima o poi con una danza nella pioggia riuscirà a controllare le precipitazioni? Anche a Cosenza la classe politica avrebbe dovuto imparare a prevenire e mettere in sicurezza i territori almeno dall’indomani del 24 novembre 1959.

Le acque del Crati esondarono invadendo, cariche di fango e detriti, le borgate del centro storico, dal rione della Massa allo Spirito Santo, a Piazza Valdesi, a Corso Telesio. Non vi furono vittime, ma circa 600 famiglie rimasero senza un alloggio. Secondo diversi studiosi fu proprio quell’evento a provocare il graduale abbandono del centro storico. Non possiamo più attendere adesso. I cambiamenti climatici hanno reso sempre più frequenti e intensi gli eventi metereologici estremi. I dati a disposizione mostrano che in Italia sta diminuendo il numero di giorni di pioggia, ma allo stesso tempo aumenta l’intensità delle precipitazioni.

Non possiamo più attendere, bisogna pretendere anzitutto 3 SEMPLICI COSE: manutenzione delle fognature, rimboschimento e stop all’abbattimento di alberi, stop alla cementificazione e all’abusivismo edilizio. Solo per cominciare.

I politici che non ci stanno possono anche dimettersi…

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