Politica Locale

Fratelli d’Italia o fratelli di ‘ndrangheta? La Meloni e tutti i suoi “mafiosi” calabresi

Fonte: Iacchité

Incredibile, ma vero. Fratelli d’Italia, che in Calabria ormai tutti conoscono come Fratelli di ‘ndrangheta – visti i continui arresti di suoi esponenti da parte delle Dda di Reggio e Catanzaro – continua ancora ad esternare sulle elezioni regionali tramite la signora che si crede “pulita” ovvero Wanda Ferro e che invece “copre” decine e decine di mafiosi che “delinquono” in maniera indecente nel suo stesso partito. Cara signora Ferro, le rinfreschiamo un po’ la memoria. Legga con attenzione così magari si ricorda chi sono i “campioni” della sua feccia di partito. 

A Reggio Calabria si respirava un’aria “nuova” all’interno del partito di Fratelli d’Italia. Infatti, dopo l’operazione “Libro Nero” che aveva portato all’arresto del consigliere regionale Sandro Nicolò, la Meloni aveva mandato in riva allo Stretto un cavallo di razza per riordinare e riportare la legalità nel partito che si rifaceva ai principi di patria, famiglia e legalità. Pertanto era stato nominato l’ex missino, colonnello dei carabinieri nonché deputato Edmondo Cirielli.

Il deputato vanta una lunga storia politica ricca di successi e cariche prestigiose. Il buon Cirielli ricopre l’incarico di Presidente della Provincia di Salerno, consigliere regionale della Campania ed è stato deputato per varie legislature. Ma al nostro moralizzatore mancava qualcosa nel Curriculum vitae per essere un politico di levatura nazionale: un’ indagine… Che in Italia non si nega a nessuno. E infatti facendo una piccola ricerca in rete il nostro onorevole risulta indagato per corruzione aggravata con voto di scambio politico mafioso/camorrista. Ma guarda un po’ il caso… il moralizzatore di Reggio è peggio dei suoi conviviali!!!

PITTELLI E LA MELONI

Eravamo nell’estate del 2019, non passarono neanche sei mesi ed ecco arrivare una seconda “tempesta” con gli arresti di Giancarlo Pittelli (ex Forza Italia, che aveva aderito a Fratelli d’Italia nel 2017) e di Roberto Rosso, consigliere regionale piemontese preso con le mani nella marmellata mentre inciuciava con la ‘ndrangheta.

Un valore aggiunto per la Calabria e tutta l’Italia”. Così Giorgia Meloni nel 2017 aveva annunciato il passaggio da Forza Italia a Fratelli d’Italia dell’ex parlamentare Giancarlo Pittelli. E invece, leggendo le cronache del blitz “Rinascita Scott” di Gratteri, sembra si trattasse più che altro di un valore aggiunto per la massoneria deviata e la criminalità organizzata.

La procura antimafia di Catanzaro ha condotto un’indagine che ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare per 334 persone, accusate di essere legate al clan della ‘ndrangheta Mancuso. Le accuse sono diverse e variano dall’associazione mafiosa, all’usura, all’omicidio, fino al riciclaggio e alla fittizia intestazione di beni.

Tra gli arrestati c’è anche Giancarlo Pittelli, ex deputato in ben due legislature: dal 2001 al 2006 prima e poi nuovamente dal 2008 al 2013, nelle file di Forza Italia e del Popolo delle Libertà. Tra il 2006 e il 2008 ha invece ricoperto la posizione di senatore. Poi il passaggio recente a Fratelli d’Italia, con l’entusiasmo del coordinatore regionale del partito, Ernesto Rapani: “L’ingresso in Fdi di Giancarlo Pittelli è di quelli certamente importanti. A lui, dunque, un caloroso benvenuto. Sono certo che contribuirà alla crescita del partito nella nostra regione”, aveva detto.

L’arresto di Pittelli si inserisce perfettamente nelle dinamiche della vecchia politica, quella dove corruzione e connivenza con la criminalità organizzata costituiscono la regola più che l’eccezione. Esattamente quel modello negativo che figure come Giorgia Meloni annunciano di voler rottamare, proponendosi come un nuovo che avanza che in realtà non è altro che un vecchio camuffato da novità. Ma l’arresto di Pittelli portava anche a una riflessione sul partito che negli ultimi decenni egli ha rappresentato nelle istituzioni nelle vesti di parlamentare, Forza Italia. Un partito in cui gli scandali di questo tipo si ripetono in continuazione, divenuto un vero e proprio esempio di malapolitica. “Poteva mancare qualcuno di Forza Italia?”, si era chiesto ironicamente qualcuno sui social dopo la notizia della maxi-operazione. E ce n’è stato un altro anche più recentemente, nel blitz della Dda di Reggio nell’Aspromonte, addirittura Marco Siclari, meglio conosciuto come il figlioccio di Tajani… E che ve lo diciamo a fare? A braccetto, naturalmente, con l’ennesimo “pacco” che la Meloni ha preso in Calabria ovvero il finanziere corrotto Domenico Creazzo… 

E in effetti è da troppo tempo una certezza il fatto che quando scoppia uno scandalo di questo tipo, tracce del partito di Silvio Berlusconi o qualche elemento approdato alla corte di Giorgia Meloni si trovano sempre. Non stupisce che proprio Forza Italia sia sempre stata in prima linea in questi anni quando c’era da affrontare la questione dell’immunità parlamentare e del taglio dei parlamentari. Alzando le barricate affinché non si intervenisse su questi aspetti. Un meccanismo di autodifesa, probabilmente. Sembra che Forza Italia abbia fatto il suo tempo. In passato aveva i numeri dalla sua, ora nemmeno quelli, riducendosi a un partito da pochi punti percentuali che ormai balza agli onori delle cronaca solo per le battute sessiste del suo leader Berlusconi. O, appunto, per il nuovo scandalo di turno.

È allora arrivato il tempo delle rottamazione definitiva per uno dei principali residui della vecchia politica. Certamente l’alternativa nuova e fresca non è data dal restante panorama di destra. La Lega, che in tema di scandali forse riesce a far peggio di Forza Italia, con cui peraltro ha condiviso diverse esperienze di governo. O Fratelli d’Italia, che sembra difficile possa ripulire la destra dalla corruzione e dagli scandali se i protagonisti di questi ultimi confluiscono nelle sue fila, come è il caso di Pittelli, di Nicolò e adesso anche di Creazzo.

QUELLI CHE MANCANO ALL’APPELLO: GIUSEPPE NERI

Ma gli arresti di Nicolò, Pittelli, Rosso e Creazzo non sono ancora nulla perché dentro il partito di Giorgia Meloni in Calabria ci sono altri soggetti che definire borderline è quasi un eufemismo. Guardate la foto: alla destra di Ciriellli, tanto per non farci mancare nulla, siede il consigliere regionale Giuseppe Neri, ex uomo di Oliverio, che proprio come Creazzo, aveva pensato bene di salire sul carro del vincitore di turno, portandosi dietro i suoi piccoli e non scomodi scheletri che in questo nuovo partito sembrano più delle medaglie – visto il palmares del suo coordinatore provinciale Cirielli… – che dei demeriti. E non a caso il nome di Giuseppe Neri – naturalmente eletto – era già in pole position tra quelli che si contendevano addirittura la prestigiosa (e molto ben retribuita, of course) carica di presidente del Consiglio regionale. 

Poi, qualche “uccellino” ha sussurrato all’orecchio dei manovratori che non sarebbe stato il caso e l’ha spuntata quell’altro vecchio arnese del sistema che risponde al nome di Mimmo Tallini.

Per chi non lo sapesse, Neri è in assoluto il ras dei voti del quartiere Catona dove spadroneggia la cosca Araniti che con il nostro nuovo uomo della destra reggina sembrerebbe avere diversI legami. Il suo più grande elettore risulterebbe quel Manlio Flesca, consigliere comunale dell’era Scopelliti, già condannato per associazione mafiosa esterna con esponenti del quartiere di Catona.

Ma altre figure pittoresche circondano il nostro candidato alle Regionali. Infatti troviamo al suo fianco il mitico Franco Germanò. Si tratta del Germanò già assessore comunale di Scopelliti, braccio destro di Alberto Sarra (arrestato nelle inchieste di Cafiero De Raho) e poi transitato nell’area di Scopelliti (la cui fedina penale non ha bisogno di “presentazioni”…) ed infine nel gruppo di Nicolò (tuttora agli arresti). Ora, caro amico Neri, apri gli occhi perché forse il Germanò porta male… Ma in giro si dice che sotto questo aspetto Neri possa dormire sereno e tranquillo, vista la sua grande amicizia con qualche pm al di sopra di ogni sospetto. Noi ci auguriamo che non sia vero ma iniziamo ad avere dei dubbi… 

E forse dev’essere per questo che attorno al Neri gironzola anche il consigliere comunale Antonio Pizzimenti, anche lui transitato in Fratelli d’Italia sotto la guida di Sandro Nicolò e presente in maniera massiccia nelle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ormai ex consigliere regionale.

Invece alla sinistra del Cirielli siede un altro consigliere comunale, anche lui transitato con Nicolò in Fratelli d’Italia, il maestoso Luigione Dattola. Eletto a consigliere della città metropolitana grazie all’interessamento del Nicolò, il Dattola è espressione del territorio della cosca dei Labate dove ha fatto il pieno dei voti. Orsù, cara Meloni, allora cambia il nome al tuo partito: non più Fratelli d’Italia ma bensì Fratelli di ‘ndrangheta, visti gli attori in campo.

Fonte: http://www.iacchite.blog/fratelli-ditalia-o-fratelli-di-ndrangheta-la-meloni-e-tutti-i-suoi-mafiosi-lo-strano-caso-del-presidente-neri/?fbclid=IwAR1qRBIe9cX2xJsHB9w_Yta6Tn5-M3kITUQyq624xUmz3BAu722xazrz97E

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