Cronaca Locale

FEM.IN: “Appello per Paola, prigioniera in casa sua per colpa delle istituzioni”

Paola è una giovane mamma che ha visto la sua vita stravolgersi a seguito di un brutto incidente.

Paola vive con i suoi genitori insieme ai suoi due figli. La casa in cui vivono – in sei- si trova a Pianette di Rovito ed è sita all’interno di un complesso popolare A.T.E.R.P.

Nel lontano 2017 tutti gli enti di competenza sono stati informati e sollecitati circa l’impellente necessità di costruire un ascensore/montacarichi poiché, essendo in carrozzina, Paola si ritrovava prigioniera in casa sua.

Dopo anni di lotte, richiami, solidarietà diffusa e servizi televisivi, finalmente inizia la costruzione dell’ascensore; un segnale di speranza per chi vive una condizione psicologica e socioeconomica molto pesante, in bilico tra la voglia di mollare e la lotta per poter continuare a vivere la propria vita.

La beffa è questa: da più di un anno l’ascensore risulta completato ma la consegna definitiva è bloccata a causa del pericoloso e dilagante ostruzionismo burocratico che tutto immobilizza. Così, la vita di Paola e della sua famiglia rimane appesa ad una firma. Una firma che non arriva e per la quale non si comprende cosa e chi, di fatto, la blocchi.

Dopo quattro anni troviamo questa situazione assurda e inaccettabile, un vero attentato alla dignità umana ed al diritto alla vita.

Al tutto si aggiunge la piaga sanitaria; anche nei contesti più rosei possibili, una delle grandi battaglie quotidiane per una persona tetraplegica o affetta da una patologia cronica è quella dell’Assistenza Domiciliare Integrata. L’ADI è un servizio fondamentale che dovrebbe essere fornito in maniera interdipendente insieme ad un supporto psicologico e diagnostico in continuo aggiornamento. Tutto ciò non avviene ed oltre alla grave mancanza di fondi e personale, il servizio dell’ADI, anche quando erogato, risulta scostante e non rispettoso dei livelli di cura minimi. Infatti, per molte patologie autoimmuni o in casi di tetraplegia una fisioterapia continua e di qualità rientra nelle cure primarie per il mantenimento dello stato di salute del/della paziente.

La Calabria è agli ultimi posti per quanto riguarda la rete territoriale dell’assistenza domiciliare.

In una terra in cui i diritti devono essere elemosinati e “l’ovvio” diventa una conquista quello che non si può più fare è girarsi dall’altro lato.

Paola ha il diritto di autodeterminarsi e vivere la sua vita come vuole, i suoi figli meritano di vedere la loro madre sorridere ed i suoi genitori dovrebbero poter provare la gioia di vedere i propri nipoti giocare spensierati anziché, per quanto ammirevole, impegnarsi ad escogitare forme di protesta affinché qualcuno li ascolti.

Dal diritto alla cura ad un diritto all’abitare che soddisfi la dignità umana, passando per il diritto all’infanzia dei suoi figli: ciò che Paola ed i suoi familiari vedono da tempo negarsi è molteplice ed è una ferita per tutti. Di fronte a ciò nessuna istituzione può ritenersi innocente continuando, magari, a far finta di niente.

Vogliamo che dopo anni di vergognoso silenzio il comune si svegli e che l’A.T.E.R.P. la smetta di sguazzare nella sua stessa negligenza. Lo vogliamo in tanti e lo vogliamo subito, inchiodare i colpevoli alle proprie responsabilità è un dovere della cittadinanza tutta.

Noi ci siamo:

Con Paola, sempre.

 

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