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Europa Verde: PNRR. Ecco come la bozza Draghi tradisce la transizione ecologica

L’Italia, con il PNRR, avrebbe una grande opportunità che non può permettersi di sprecare per intraprendere la strada del Green Deal, della rivoluzione verde e della transizione ecologica.

La pandemia che sta affliggendo il mondo è strettamente connessa alla crisi ambientale e alle aggressioni agli ecosistemi. Per questo, non c’è davvero più tempo da perdere: servono misure chiare e immediate per ridurre le emissioni inquinanti da CO2 e una strategia, con tempistica precisa, per uscire dai fossili, correre sulle fonti rinnovabili e tagliare i sussidi ambientalmente dannosi. Proteggere la biodiversità è un’assoluta priorità, perché ogni anno si perdono migliaia di specie vegetali e animali.

Eppure, la bozza di PNRR presentata al Consiglio dei Ministri, se confermata, sarebbe un tradimento delle promesse sulla transizione ecologica del Premier Draghi.

Ecco perché in pochi, semplici punti:

  1. Fondi insufficienti al trasporto pubblico: sono previsti 240 km di nuova rete attrezzata suddivisa in: a) 11 km di metropolitane, 120 km di filobus, 85 km di tram e 15 km di funivie. Questi interventi, che verranno distribuiti nelle maggiori città italiane, sono sufficienti solo per una città come Roma.
  2. Il PNRR prevede l’acquisto di 53 nuovi treni regionali, il piano Conte prevedeva 80 nuovi treni. È un intervento inaccettabile per le scarse risorse investite: allo stato attuale, abbiamo in circolazione 456 treni regionali di cui 256 alimentati a diesel.
  3. Su una flotta di 42.800 autobus circolanti in Italia, il PNRR prevede la sostituzione di 5.500, il 12,8% del totale. La flotta italiana di autobus per il trasporto pubblico presenta un’età media notevolmente superiore alle omologhe dell’UE ed è caratterizzata da un elevato consumo di carburante e da elevati costi operativi e di manutenzione.
  4. I percorsi ciclabili urbani passano da 1000 km della precedente proposta a 570 km, mentre i percorsi ciclabili turistici da 1626 km della precedente proposta a 1200 km.
  5. C’è una riduzione degli investimenti su energie rinnovabili: sono previsti 4,2 GW che è una potenza installata sufficiente solo per coprire meno di un anno di crescita per coprire i target europei.
  6. L’efficienza energetica passa dai 7 miliardi del piano Conte a 2 miliardi del PNRR Draghi.
  7. I fondi da destinare alla ricerca pubblica sono inconsistenti rispetto a quanto richiesto con il piano Amaldi. L’ex Ministro Manfredi ne prevedeva 15, ora sono 4,5 miliardi di euro.
  8. Ci sono grossi investimenti sull’idrogeno ma non verde. Ciò consente a ENI e Snam di continuare ad avere un ruolo determinante. Questione da chiarire: se le reti idrogeno saranno allacciate alle attuali centrali di gas.
  9. Nella filiera “transizione” è previsto il sito di stoccaggio CO2 a Ravenna, progetto di ENI che serve per continuare a estrarre idrocarburi anche dopo il 2050.
  10. La sezione dedicata all’economia circolare si concentra solo su gestione dei rifiuti e non sull’elaborazione di un piano che coinvolga industrie e PMI con risorse limitate.
  11. Sulle reti idriche, che attualmente perdono 100.000 litri al secondo, pari al 41%, c’è un investimento di soli 900 milioni di euro. Davvero si vorrebbe intervenire su 25.000 km di rete di distribuzione idrica con soli 900 milioni di euro? L’acqua persa dalle nostre reti potrebbe dare da bere a una popolazione di 40 milioni di persone!
  12. Sulla rete fognaria e sulla depurazione delle acque reflue sono previsti solo 600 milioni di euro. L’Italia ha una condanna da parte della Corte di Giustizia europea perché in alcune zone del Paese – Sicilia, Calabria, Puglia – non garantisce la depurazione delle acque reflue.
  13. Le risorse destinate alla qualità dell’aria e alla biodiversità attraverso la tutela delle aree verdi e marine sono 780 milioni per tutta Italia. Di questi, 360 solo per la rinaturalizzazione dell’area del Po.
  14. Le risorse per il Superbonus edilizio 110% non sono sufficienti per arrivare al 31 dicembre 2023: mancano 12 miliardi.
  15. Il tema delle bonifiche dei siti inquinati SIN è stato completamente dimenticato. Sei milioni di persone vivono in siti altamente inquinati come Taranto, Priolo, Gela, Milazzo, Brescia, Porto Torres e altri territori non bonificati come la Terra dei fuochi, Valle del Sacco, Val d’Agri e le falde inquinate del Veneto e del Piemonte da PFAS.
  16. Non c’è un piano per perdita della biodiversità che finanzi un programma di investimenti nelle 6 aree strategiche per la riconnessione ecologica del Paese: Alpi, Corridoio Alpi-Appennino, Valle del Po, Appennino Umbro-Marchigiano, Appennino Campano Centrale, Valle del Crati/Pre-Sila Cosentina. È necessario realizzare progetti per il risanamento naturale e idrogeologico ed estendere questi interventi anche alle aree costiere e marine in corrispondenza delle zone a maggiore biodiversità e a maggiore rischio per le pressioni antropiche.
  17. Nella versione definitiva del PNRR, manca un riferimento esplicito al raggiungimento degli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” che indichi la priorità dell’incremento della superficie agricola certificata in agricoltura biologica, lo sviluppo di filiere del “Made in Italy” biologiche e la creazione dei biodistretti, con priorità nelle aree naturali protette, individuando risorse e percorsi condivisi per ridurre l’uso sistematico di fertilizzanti chimici e pesticidi.

Nella sezione riforme mancano obiettivi essenziali:

  • legge sul consumo di suolo;
  • legge su stop immatricolazioni auto diesel e benzina, come già deciso da Paesi europei come Francia, Norvegia, Gran Bretagna.

Angelo Bonelli

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