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ELEZIONI SPAGNOLE: SOCIALISTI IN TESTA, MA MANCA LA MAGGIORANZA

Il Partito socialista di Pedro Sánchez si afferma come prima forza politica in Spagna con il 29% dei voti, Podemos perde qualche deputato. I popolari crollano, l’estrema destra entra in Parlamento.

I socialisti del Premier uscente Pedro Sánchez sono in testa con il 29% dei voti. I popolari toccano il minimo storico con una cifra di 16,7 % e l’estremismo di destra entra in Parlamento con Vox (10,3 % e 24 seggi) dopo 44 anni: il tempo che è passato dalla caduta del regime franchista dopo la morte del leader autoritario Francisco Franco (1892-1975). Un ulteriore dato che rileviamo è che la pratica democratica in Spagna cresce: l’affluenza alle urne è stata del 73,74%, contro il 66,48 % del 2016, con una importante presenza di votanti in Catalogna.

Ricapitolando, la situazione a scrutinio concluso:

il Psoe ottiene 122 seggi con il 28,7% dei voti, Podemos si ferma al 14,3% ottenendo 42 seggi che, sommati a quelli del Psoe, fanno 164, comunque non riescono a coprire la maggioranza assoluta richiesta alle Cortes Generales di 176 seggi.

Il PP di Pablo Casado è al 16,7% con 65 seggi, i liberali di Ciudadanos di Albert Rivera chiudono a 15,8% e 57 seggi.

Vox, nuovo populismo di estrema destra nazionalista che rispecchia la congiuntura storica entra in Parlamento con il 10,3% conquistando 24 seggi, fenomeno politico che ha avuto molto successo in Andalusia.

La questione da porre è sicuramente quella della maggioranza per consentire l’espressione di un esecutivo che governi la Spagna nel prossimo avvenire, anche perché formarla, nel caso di una maggioranza parlamentare a guida socialista, non è per nulla facile; di fatti la Spagna è tornata alle urne con il voto anticipato di ieri 28 Aprile a soli dieci mesi dal giuramento del governo di minoranza presieduto da Pedro Sánchez. Il PSOE (Partito socialista operaio spagnolo) ha perso da febbraio l’appoggio dei due partiti indipendentisti catalani su cui poggiava l’esecutivo espressione della maggioranza costruita nella Cortes Generales. I due partiti, Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC) e il Partito europeo democratico catalano (PDeCAT), hanno votato contro l’approvazione della legge di bilancio come ritorsione verso il governo per non aver fatto passi avanti nella questione catalana.

La partita si giocherà negli accordi post-elezioni come da prassi nelle democrazie consociative, l’esito dipenderà soprattutto da ERC e dai suoi 15 seggi che potrebbero confluire in una composizione a guida socialista, vista anche l’apertura al dialogo che, nonostante i fatti passati, Pedro Sánchez ha nei confronti degli indipendentisti catalani.

 

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