Cultura e Società

Difficoltà comunicative: mamma, papà, ascoltatemi! A cura di Simona D’Elia

A cura di Simona D’Elia, psicologa specializzata in ambito evolutivo e pediatrico e in psicoterapia sistemico-relazionale

La Dott.ssa Simona D’Elia, psicologa specializzata in ambito evolutivo e pediatrico e specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale

La famiglia è il primo contesto in cui avviene lo sviluppo delle competenze
comunicative del bambino.

Partendo dalle prime fasi successive alla nascita, in cui il neonato comunica i propri
bisogni primari attraverso il pianto, si verifica un vero e proprio cambiamento non
solo dei bisogni del bambino, ma anche delle modalità con cui egli chiede all’adulto
l’aiuto necessario per soddisfarli.

“Mamma deve lavorare”, “Papà è stanco”, sono alcune delle frasi che molto spesso i
genitori, immersi nelle preoccupazioni, nelle questioni lavorative o di altro tipo,
rivolgono ai propri figli; frasi che possono causare nel bambino la paura di non essere
ascoltato.

L’isolamento, l’aggressività, l’oppositività e la provocazione sono i più frequenti tra i
comportamenti che un bambino può mettere in atto come risposta alla paura di non
essere ascoltato, proponendo dunque una nuova e diversa modalità di comunicazione
che il genitore può interpretare come “capricci” o “maleducazione”.

Urlare è un modo per dire “sono qui, sto parlando e voglio che mi ascoltiate”. Quelli
che spesso vengono interpretati come capricci non sono altro che la manifestazione
di rabbia per non sentirsi accolto e ascoltato. Un bambino particolarmente silenzioso,
che si rifugia nella propria stanza o che mette in atto comportamenti di evitamento
in realtà teme di sentirsi nuovamente deluso e pertanto preferisce stare lontano da
chi, secondo lui, non lo vede, non lo sente.
Il bambino ha bisogno di comunicare con chi gli sta intorno, specie con i propri
genitori.

L’errore più grande che un genitore può fare è quello di sminuire i problemi, le
preoccupazioni del proprio figlio solo perché più piccolo. Ogni età ha le sue difficoltà,
e anche se agli occhi di un adulto quelle vissute dai bambini sembrano “banali”, non
dimentichiamoci che sono le stesse difficoltà che anche noi abbiamo avuto e che ci
sembravano impossibili da superare.

Ascoltare piuttosto che sentire
Quando nostro figlio urla, ci ignora o ci attacca, apparentemente senza un motivo,
proviamo ad Ascoltarlo, ad Ascoltare i suoi bisogni: il bisogno di condividere le sue
preoccupazioni scolastiche, quelle relative alle amicizie, il bisogno di conforto o
semplicemente di Complicità.

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